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Rubens, Enrico IV alla battaglia di Ivry

Rubens, Storie di Enrico IV (Enrico IV alla battaglia di Ivry; Entrata trionfale di Enrico IV a Parigi) Firenze, Galleria degli Uffizi

I due enormi dipinti di Rubens (ciascuno di m 4 x 7) raffiguranti due Storie di Enrico IV re di Francia, connesse con gli eventi della guerra di religione alla quale Enrico di Navarra pose termine, pacificando definitivamente il paese, erano state pesantemente danneggiate dall’esplosione dell’attentato agli Uffizi del 27 maggio 1993, quando lo spostamento d’aria aveva prodotto una pioggia di frammenti dal lucernario della sala in cui erano esposte, provocando estesi tagli, fori, abrasioni, nonché un generale indebolimento dell’adesione del colore per l’intensa vibrazione.

Il settore di restauro dei dipinti mobili dell’Opificio delle Pietre Dure era prontamente intervenuto collaborando in una prima fase con il personale della Galleria alle operazioni di pronto intervento in modo da mettere in sicurezza i dipinti e, successivamente, ricevendo l’incarico del restauro delle due monumentali opere.

Il progetto di conservazione elaborato dall’OPD ha abbracciato tutte le fasi connesse con le due opere: lo smontaggio iniziale, l’intervento di restauro (articolato nelle fasi di risanamento strutturale del supporto, pulitura ed integrazione pittorica) e il ritorno in Galleria con una moderna ricollocazione che consente una positiva vita dell’opera e la futura manutenzione programmata.

Di particolare interesse è stata la ricostruzione delle vicende materiali delle opere che ha consentito di comprendere i motivi del cattivo stato di conservazione che caratterizzava i dipinti anche in precedenza all’episodio dell’attentato.

Il ciclo di tele celebrative di Enrico IV era stato commissionato dalla vedova Maria de’ Medici per il Palazzo del Lussemburgo a Parigi, ma le vicende politiche che avevano allontanato Maria dal potere, nel 1631, avevano provocato anche la sospensione dei lavori e i dipinti iniziati erano rimasti incompiuti. Alla morte di Rubens, nel 1640, i dipinti che erano ancora nel suo atelier,b vennero venduti. Nel 1685 i dipinti si trovavano nell’Abbazia del santo Sepolcro di Cambray, alla quale erano stati ceduti dal canonico Federico Lancelot di Anversa, forse proprio in considerazione della scarsa possibilità di inserirli in una collezione privata per le loro dimensioni, e venivano segnalati per l’acquisto a Cosimo III da parte di un altro canonico, Alessio Lambert, che aveva soggiornato in precedenza alla corte medicea e ne conosceva il forte interesse artistico. Dopo alcune trattative tra il Lambert e Apollonio Bassetti, il famoso segretario del Granduca, venne fissato il prezzo di 100 doppie e l’acquisto fu condotto a buon fine. Le tele, arrotolate intorno ad un rullo ligneo e in una cassa coperta di incerato, partirono per mare alla volta del porto di Livorno il 30 agosto 1686.

All’arrivo a Firenze si pose ovviamente un primo problema conservativo: rimontare le tele su dei telai e riparare i primi danni che esse avevano sicuramente subito per tutte le descritte vicissitudini. Le caratteristiche delle dimensioni e della debolezza dei supporti, formati incredibilmente da un unico telo, portarono alla necessità di un deciso intervento: i dipinti furono montati su telai pieghevoli a libro, in modo da essere più facilmente trasportati, e si decise di rinforzare la tenuta del supporto facendole riaderire, per mezzo di una particolare ‘mestica’, su di una nuova tela. Dopo il passaggio da Pitti agli Uffizi nel 1773, e la nuova collocazione nella Sala della Niobe, è il terremoto del 1895 e una conseguente polemica giornalistica del 1897 sulle loro precarie condizioni conservative a riaprire il problema dei due dipinti. L’allora direttore della Galleria, Enrico Ridolfi, incaricò del restauro Luigi Grassi, poi affiancato da Otto Vermheren: i due attuarono una foderatura, una parziale rimozione delle ridipinture e il ritocco delle numerose cadute.

L’attuale intervento ha così dovuto superare veri problemi conservativi: quelli connessi con la tecnica di esecuzione, quelli causati dagli spostamenti e dai precedenti restauri, ed infine quelli provocati dall’attentato del 27 marzo. Di particolare complessità sono state le fasi della pulitura del colore e della rimozione dal retro di una totale stesura spessa di materiale, la citata ‘mestica’, data probabilmente nel restauro di fine Seicento per rinforzare le tele, che aveva provocato molte contrazioni e deformazioni, tutte stuccate e ritoccate in un intervento successivo (quello di Grassi-Vermheren?). Dopo il consolidamento del colore le tele sono state provviste di un nuovo supporto in tela fatto aderire con un sistema di foderatura, messo a punto dall’OPD proprio per le tele di grandi dimensioni e pubblicato nel 1996, particolarmente rispettoso delle caratteristiche originali del dipinto. Il montaggio a telaio è anch’esso avvenuto con un sistema a tensionamento continuo e regolabile nel tempo, secondo una tendenza presente nelle più avanzate ricerche del settore, secondo una metodica particolare, propria dell’OPD.

Dal punto di vista estetico la pulitura ha messo in evidenza la grande freschezza delle due opere, che mostrano solo ora l’aspetto di non finito, dovuto, come si è visto, a cause storiche contingenti, che ne caratterizza l’aspetto, quasi da enormi bozzetti, mostrando chiaramente la progressione della creazione artistica.

Grazie alla collaborazione degli studiosi del centro di studi Rubenianum di Antwerp (Wetenschappelijke Onderzoekgemeenschap Vlaamse Renaissance – en Barokkunst), è stato possibile approfondire lo studio della tecnica pittorica del maestro, qui chiaramente dimostrata, fornendo così un contributo originale al convegno di studi internazionale sull’artista tenuto ad Anversa nello dicembre 2001.

La ricollocazione ha impegnato a fondo sia l’OPD, sia i colleghi della Galleria degli Uffizi: per evitare di conferire alle opere nuovi stress negativi si è deciso di trasportare le tele montate sui loro telai e si è dovuto quindi studiare e realizzare un trasporto speciale ed un ingresso in Galleria dal terrazzo sopra la loggia dei Lanzi. Nella sala è stato poi predisposto un nuovo sistema di sospensione che agevola la loro movimentazione, offrendo la possibilità di poter effettuare periodici interventi di manutenzione e di regolazione dal tergo senza dover smontare le tele. La chiusura del retro dei telai con appositi teli, per prevenire la penetrazione della polvere, ha completato l’intervento che si è così configurato metodologicamente come un’operazione aperta, connessa con la futura manutenzione, pervenendo quindi ad un vero e proprio progetto di conservazione globale.

I risultati del restauro e gli studi connessi sono stati pubblicati nel volume Rubens agli Uffizi: il restauro delle Storie di Enrico IV, a cura di M. Ciatti, Edifir, Firenze, 2001.

 


Il restauro è stato compiuto dall’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di restauro, sotto la direzione di Giorgio Bonsanti (1993-2000) e Cristina Acidini (2000-2001)

Direzione dei lavori:
Marco Ciatti con la collaborazione di Cecilia Frosinini

Restauratori
Hanno partecipato alle varie fasi di restauro, in maniera e tempi diversi, i seguenti restauratori: Maria Luisa Altamura †, Roberto Bellucci, Paola Bracco, Ciro Castelli, Teresa Cianfanelli, Francesca Ciani Passeri, Ottavio Ciappi, Francesco Francalanci, Carla Giovannini †, Ilia Lambertini, Vanni Merlini, Mauro Parri, Patrizia Petrone, Alessandra Ramat, Patrizia Riitano, Chiara Rossi Scarzanella, Maria Rosa Sailer, Andrea Santacesaria, Oriana Sartiani, Isabella Sicoli, Luciano Sostegni, Antonio Placido Torresi, Carlo Ziviani.
Ha collaborato alla fase del restauro pittorico: Irma Passeri

Analisi del tessuto: Susanna Conti del Settore di restauro dei Tessili

 

Indagini scientifiche:
a cura del Laboratorio Scientifico dell’O.P.D. coordinato da Mauro Matteini nei Dipartimenti diretti da Alfredo Aldrovandi, Giancarlo Lanterna e Simone Porcinai, con la collaborazione di Carlo Lalli, Arcangelo Moles, Maria Rosa Nepoti, Maria Rizzi, Isetta Tosini.

Fotografie:
Lamberto Cerretini, Fabrizio Cinotti, Sergio Cipriani

Restauro cornici
ditta Carlo e Stefania Martelli.

Ricollocazione
Ricollocazione a cura della Galleria degli Uffizi diretta da Annamaria Petrioli Tofani: Caterina Caneva e Antonio Godoli con la collaborazione di Antonio Russo e della Squadra Tecnica composta da Marco Fiorilli, Vincenzo De Magistris, Demetrio Sorace.