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Progetto Museo del Bargello

Progetto Museo del Bargello

Nella primavera del 2016 l’Opificio delle Pietre Dure ha stabilito un accordo con il Museo Nazionale del Bargello che prevede il restauro di tutte le sculture esposte nel cortile e nel verone, restauri da concludersi nell’arco di tre anni. Il lavoro, iniziato a maggio 2016 ha individuato una priorità di intervento di restauro e manutenzioni valutando, non tanto lo stato di conservazione, che in linea generale è discreto, ma il livello di difficoltà logistica di intervento. Si tratta, infatti, di un cantiere particolare dove è possibile lavorare solo nei giorni di chiusura al pubblico del museo, cioè i lunedì dispari di ogni mese. Tali presupposti hanno fatto maturare l’esigenza di una organizzazione diversa rispetto alle consuetudini del settore di restauro dei Materiali Lapidei dell’Opificio. Il cantiere è stato pensato “su ruote”, e viene allestito all’inizio della giornata e disallestimento al termine della stessa. Anche il protocollo di intervento è stato calettato sulla base di queste esigenze. Le lavorazioni previste devono potersi concludere all’interno di una giornata, ed è anche per questo motivo che sono stati privilegiati, ad esempio, prodotti come i gel rigidi che hanno tempi di contatto con le superfici lapidee molto più brevi rispetto ad impacchi con i classici supportanti. L’Opificio delle Pietre Dure ha infatti maturato negli ultimi anni una grande esperienza nelle puliture delle superfici lapidee con tali addensanti che sono risultati i più efficaci nell’ambito di questo cantiere.

Il protocollo di intervento è comune per tutte le sculture del cortile, ma con piccole variazioni a seconda dei casi o problematiche particolari. Tale progetto prevede la ricerca documentaria di restauri pregressi, la documentazione grafica in AutoCAD e fotografica. Nella mappatura grafica è stato segnalato lo stato di conservazione delle sculture, oltre che lo stato di avanzamento del lavoro.

Le opere in corso di lavorazione sono le seguenti:

Delfini e Sarcofago

La composizione è costituita da due differenti opere lapidee:

- Due corpi di Delfini sono rappresentati uniti tra di loro tramite le code. Le loro teste sono in direzione opposta, una verso destra e l’altra verso sinistra. La testa del delfino di sinistra è una parte autonoma rispetto al resto dell’opera.

- Il Sarcofago è il pezzo più antico del cortile, ed un tempo era posto all’esterno del palazzo ed usato come vasca di fontana. Ai lati esterni mostra una superficie liscia, mentre il fronte è ripartito in cinque settori collegati tramite archi e divisi da lesene sormontate da capitelli. Negli angoli esterni sopra gli archi si vedono degli animali, mentre al centro sono visibili testine di putti. In basso, al centro di ciascuno dei cinque settori, sono visibili dei piedistalli.

 Cosimo I de’ Medici -Vincenzo Danti,

La scultura, realizzata da Vincenzo Danti e datata tra il 1572 e il 1573, rappresenta Cosimo I de’ Medici in armatura antica, alla romana. Ha un mantello lungo fino a terra, e sul petto reca una grottesca con sembianze della Medusa; con la mano sinistra tiene lo stemma con il simbolo zodiacale del capricorno e con la destra il fascio del comando.

Il movimento alla figura è conferito dalla rotazione della testa rivolta verso destra e dal sollevamento della gamba destra.

La statua faceva parte di un gruppo scultoreo destinato alla testata del portico degli Uffizi e commissionato dallo stesso Cosimo I a Vincenzo Danti, ma è stata poi sostituita dallo stesso soggetto realizzato dal Giambologna nel 1584.

 Incoronazione di Ferdinando d'Aragona da parte del Cardinal Latino Orsini e sei musici, -Benedetto da Maiano,

L’opera in marmo è composta da cinque elementi scultorei: il gruppo centrale raffigura il cardinale Latino Orsini nell’atto di incoronare Ferdinando d’Aragona; ai lati sei musici che suonano strumenti a fiato. Il gruppo è rimasto incompiuto per l’avvenuta morte dello scultore, Benedetto da Maiano, ed è databile al 1490. Su tutte le sculture sono evidenti tracce degli strumenti usati per la lavorazione del marmo: subbia, gradina, scalpelli di diverse dimensioni e trapano a violino. Alcune parti come per esempio i cappelli dei suonatori sono terminate e rifinite, altre (quali i volti) non lo sono. Questo perché mentre le parti decorate potevano essere assegnate a diversi aiuti operanti nella bottega, quelle più significative, tra cui i volti appunto, venivano concluse dal maestro stesso.

I cinque elementi scultorei hanno seguito una storia conservativa diversa, come ben risulta da una prima osservazione. Gli elementi raffiguranti i sei musici sono giunti al Museo del Bargello verso la metà dell’Ottocento, mentre il blocco raffigurante l’Incoronazione vi è arrivato circa un secolo dopo. Sicuramente i primi sono stati conservati all’aperto perché vi troviamo caratteristiche tipiche di un’opera marmorea esposta all’esterno: sul retro sono evidenti le tracce di malta, e in parti non dilavate ci sono formazioni iniziali di croste nere. Anche la colorazione superficiale risulta differente: il gruppo dei sei musici è tendente al bianco, mentre l’Incoronazione è di colore giallo-arancio.

 San Luca Evangelista, - Niccolò di Pietro Lamberti

La statua del San Luca, realizzata da Niccolò di Pietro Lamberti tra 1403 e 1406, fu commissionata dall’Arte dei Giudici e dei Notai per decorare la nicchia della corporazione nella facciata principale della chiesa di Orsanmichele (lato di via Calzaioli), dove rimase sino al XVII secolo, quando fu sostituita da un’opera in bronzo del Giambologna. La scultura è lavorata in un unico blocco di marmo a tutto tondo, ma il basamento e la mano destra non fanno parte del blocco. Si rilevano anche degli inserimenti di metallo: un gancio sulla testa, e la piuma che tiene il Santo nella mano destra. Le due parti del basamento che sono vicine al muro non sono eseguite in marmo, bensì in stucco. Il retro della scultura è soltanto sbozzato.

San Giovanni Battista, -Domenico Pieratti

La scultura di San Giovanni Battista, eseguita da Domenico Pieratti verso il 1620, è realizzata in procinto di sollevarsi dalle rocce, vestita con la pelle di cammello, mentre con la mano sinistra regge il drappo e nella destra tiene il mancante crocifisso. La scultura è presente al Bargello dalla fine dell’Ottocento. L’opera, realizzata in marmo con la tecnica a tutto tondo, è ricoperta da uno spesso deposito di materiale coerente ed incoerente. Lo strato più spesso si nota nelle zone aggettanti e nei sottosquadri. Sulla roccia e la veste del San Giovanni sono visibili delle tracce di colore ocra. Una grossa frattura è evidente nella roccia risanata probabilmente da un restauro eseguito in passato con due perni coperti con piombo e una stuccatura oggi lesionata. Si può notare una piccola perdita di materiale sul braccio sinistro, piccoli fori sulla scultura individuabili nel gomito del braccio destro, veste e coscia destra.

 Giunone e pavoni, Bartolomeo Ammannati, 1556-1561

 

Prudenza, Bartolomeo Ammannati, 1556-1561

 

Cerere-Arno-Fonte Parnaso, Bartolomeo Ammannati, 1556–1561

 

Fiorenza, Bartolomeo Ammannati, 1556 -1561

 



Documentazione e indagini diagnostiche eseguite

Documentazione fotografica in luce visibile

Documentazione fotografica a luce U.V.

Indagini con DINO LITE

Documentazione grafica in AutoCAD

Spettrofotometria all’infrarosso FT/IR (ICVBC Firenze)

 

Organigramma:

Per l'OPD:

Marco Ciatti (Soprintendente),

Maria Cristina Improta (Direttore del settore restauro Materiali Lapidei),

Franca Sorella (Restauratore)

 

Team di lavoro di ricerca e restauro, collaboratori esterni:

Stefano Landi (Restauratore)

Anne-Katrin Potthoff Sapia (Restauratore)

Irene Giovacchini (Restauratore)

Giuseppe Onesti (Restauratore)

 

Galleria fotografica