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Sandro Botticelli, Sant'Agostino nello studio, Firenze, Chiesa di Ognissanti

Sandro Botticelli (1445-1510). Sant’Agostino nello studio

L’intervento di restauro

STORIA

Il Sant’Agostino nello studio viene realizzato da Sandro Botticelli sul tramezzo che da accesso al coro della chiesa di Ognissanti. Sul lato opposto il San Gerolamo dipinto dal Ghirlandaio nel 1480, come testimonia la data dipinta sul leggio. Probabilmente anche l’opera del  Botticelli risale al medesimo periodo, considerata la forte analogia che si può riscontrare tra le due opere.

Nel Sant’Agostino, in posizione centrale, è presente all'altezza dell'architrave un piccolo stemma dei Vespucci, che, in prima istanza, farebbe ipotizzare un coinvolgimento della famiglia nella commissione delle opere. In realtà lo stemma, peraltro non presente nell’opera del Ghirlandaio, appare inserito a secco e quindi non è possibile poter stabilire il momento in cui venne effettivamente realizzato.

Successivamente, in osservanza dei dettami del Concilio di Trento, molte chiese vennero ristrutturate con l'intento di eliminare alcuni elementi architettonici, tra i quali i tramezzi; risale infatti al 1564 l’intervento con cui il Vasari staccò a massello le due pitture murali e le collocò su due altari nelle pareti contrapposte della navata. L’intervento vasariano viene ricordato in una scritta in latino che è ancora parzialmente visibile sull’architrave dipinta del Sant’Agostino.[i]

[Nel grande libro con le dimostrazioni geometriche del teorema di Euclide, posto alle spalle della figura del Santo, Umberto Baldini notò per primo la presenza di un particolare curioso: nella finta scritta tracciata sulla pagina del libro è presente, sottolineata da un esponente a croce, una frase vera che dice: “Dov’è fra Martino? Non c’è, è andato fuori Porta a Prato”. Evidentemente si tratta di una burla, da parte di Botticelli, nei riguardi di un frate particolarmente “assenteista”.]

Poco prima dell’alluvione del 1966 l’opera del Botticelli fu sottoposta ad un restauro realizzato da Leonetto Tintori mirato ad alleggerire la superficie pittorica, eliminando le pesanti ridipinture ed i completamenti cinquecenteschi, senza per questo rimuovere l'affresco dal punto in cui l'aveva posizionato il Vasari.

A seguito dell’alluvione, però, la parte inferiore dell’opera aveva subito un'accelerazione dei  fenomeni di degrado pregressi, rendendo necessario un ulteriore intervento di restauro. Dopo aver tentato, con risultati poco soddisfacenti, di asciugare la parete per operare direttamente in loco, si optò per la rimozione della pittura dalla struttura murale. Questo intervento fu realizzato conservando solo pochi millimetri dell’intonaco pittorico, che fu poi fatto aderire ad un nuovo supporto di resina poliestere e fibra di vetro rinforzato da un telaio in alluminio.

 

TECNICA ESECUTIVA

L’opera è stata realizzata da Botticelli con la tecnica dell’affresco. Si sono riscontrate finiture a secco nel già citato stemma dei Vespucci, nel manto rosso del Santo e in limitate applicazioni di azzurrite per la realizzazione di elementi decorativi sulla Mitria e sul colletto della tunica.

Sono state evidenziate 14 giornate, (comprendendo anche le due piccole che delimitano i capitelli originali) tra cui la grande giornata sulla quale è dipinta la lesena ed un capitello differente da quello preesistente. Il nuovo capitello, che sostituisce quasi totalmente quello originale, è del tutto simile a quello presente nel dipinto del Ghirlandaio ed ha una costruzione prospettica completamente diversa dal resto dell'affresco. L’audace visione da sotto in su che caratterizza questa pittura non trova riscontro nella costruzione del capitello, che si pone frontalmente all’osservatore. Probabilmente questa modifica venne realizzata dal Ghirlandaio per omologare l’incorniciatura delle due opere.

 

Per quanto concerne la trasposizione del disegno, Botticelli ha fatto ricorso allo spolvero, che in qualche punto risulta ancora ben visibile. Quasi dappertutto i segni lasciati dallo spolvero sono stati evidenziati con una leggera incisione diretta.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

I problemi conservativi della pittura erano fortunatamente limitati solo alla parte inferiore sinistra dell’opera. La zona maggiormente degradata comprendeva soprattutto la base del tavolo dello scrittoio. Tale degrado aveva ripercussioni solo a livello estetico, evidenziando patine bianche che velavano la stesura pittorica, offuscando in maniera piuttosto evidente la cromia originale.

Queste alterazioni, già visibili nella documentazione fotografica relativa all’intervento di restauro effettuato dopo l’alluvione, evidenziano ancora l’attuale presenza di sali solubili all’interno dello strato d’intonaco originale rimasto.

L’osservazione con luce radente non ha evidenziato fenomeni di sollevamento della pellicola pittorica, la quale risulta stabile e ben adesa all’intonaco di supporto.

Le reintegrazioni pittoriche a selezione cromatica hanno subito delle alterazioni conseguenti  forse all’impiego di pigmenti non particolarmente stabili. Inoltre le staffe che sostengono il supporto hanno prodotto dei lievi danneggiamenti sulla lacuna perimetrale trattata a neutro.

Sulla veste bianca di Agostino erano evidenti degli aloni gialli, probabilmente imputabili all’alluvione del 1966.

 

INTERVENTO EFFETTUATO

Un primo intervento sull’opera del Botticelli è stato effettuato dall’Opificio in occasione della prevista esposizione del dipinto alla mostra I maestri del Rinascimento. Capolavori dalle collezioni italiane, Brasile, San Paolo (20.07-29.09.2013) e Brasilia (12.10.2013-5.01.2014). In quella circostanza sono stati effettuati lavaggi con acqua deionizzata per cercare di alleggerire le pesanti patine bianche concentrate nella parte sinistra alla base della pittura.

 Sempre in quella occasione sono stati analizzati due campioni con lo scopo di determinare le cause che avevano portato all’imbianchimento della superficie pittorica. I risultati hanno evidenziato la presenza di sali solubili e di vari materiali estranei a quelli costitutivi, tra cui un materiale proteico, probabilmente, dovuto ai residui della colla impiegata nelle operazioni di stacco.

All’inizio del 2014, al termine della mostra di San Paolo, l’opera è stata riportata nel laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure alla Fortezza da Basso. Solo a questo punto è stato possibile programmare un piano diagnostico, non invasivo, che permettesse di ottenere informazioni precise relative sia alla tecnica esecutiva della pittura, che ai fattori di degrado in atto, in modo da poter realizzare gli interventi conservativi più idonei.

La campagna di indagine diagnostica ha compreso: documentazione fotografica speciale, acquisizione radiografica di alcune aree del dipinto, analisi in fluorescenza X a scansione, misure del contenuto di umidità e della presenza dei sali eseguite con lo strumento SUSI del ICVBC - CNR di Firenze.

Per rimuovere i sali presenti  sono stati applicati, in più riprese, degli impacchi assorbenti, che venivano tenuti a contatto con la pittura per ben ventiquattro ore, determinando così anche una consistente riduzione della patina bianca presente sulla superficie pittorica. Per quanto riguarda gli aloni gialli formatisi probabilmente a causa dell’alluvione, sono stati trattati con soluzioni di carbonato di ammonio localizzato e con impacchi assorbenti simili a quelli utilizzati per l’estrazione dei sali solubili.

È stata valutata anche la possibilità di effettuare una pulitura più approfondita di tutta la pittura, ma le prove effettuate non hanno dato risultati apprezzabili.  Inoltre non è stato ritenuto necessario intervenire sul supporto, realizzato dopo l’alluvione del ’66, in quanto considerato ancora idoneo alla buona conservazione del dipinto. È stata nuovamente revisionata la ricostruzione a selezione cromatica eseguita sulle lacune presenti sul manto rosso.

 

BIBLIOGRAFIA



[i] SIC AUGUSTINUS SACRIS SE TRADIDIT UT NON MUTATUM SIBI ADHUC SENSERIT ESSE LOCUM, Ossia: “S. Agostino era talmente assorto negli studi che non si accorse del trasloco”. Nel San Girolamo del Ghirlandaio era presente la scritta: NE TIBI QUID PICTO HIERNYME SANCTE DEESSET EST NUPER MIRUM MOTUS AB ARTE DATUS: "Perché a te, S. Girolamo, che sei qui dipinto, non manchi niente, di recente ti hanno mosso con ingegnosità". Durante l’intervento di restauro del 1966 l’iscrizione cinquecentesca fu rimossa perché fu rinvenuta la scritta originale: REDDE NOS CLAROS LAMPAS RADIOSA SINE QUA TERRA TOTA EST UMBROSA, e cioè "illuminaci o luce raggiante, altrimenti tutta la terra sarebbe oscura".