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Genova, Museo del Tesoro della Cattedrale, Sacro Catino.

Genova, Museo del Tesoro della Cattedrale, Sacro Catino.

Opera vitrea del  Sec. X- XII, riferibile all’arte islamica (?)

Il Sacro Catino è un bacile a sezione esagonale che poggia su un sottile piede circolare e presenta due anse semi rettangolari. E’ realizzato in vetro abbastanza spesso  (circa 0.5 cm), di colore verde molto scuro che acquista una colorazione verde smeraldo se illuminato dal retro. Le sue misure sono cm 9x 40x 0.5. L’esagono che costituisce  l’orlo del catino ha lati di  cm 20.02.

Il catino è stato modellato a stampo e lavorato a freddo, come una gemma.

Già datato al I-II secolo d.c., è ritenuto oggi uno dei vasi muhkam, che imitavano le pietre preziose, prodotti nelle officine dei califfi fatimidi dominatori dell’Egitto e della Palestina tra X e XII secolo. Secondo la Historia Hierosolymitana di Guglielmo di Tiro (1184) il catino fu predato a Cesarea nel 1101 dai crociati genovesi, che credendolo di smeraldo, vollero farne ornamento della loro Cattedrale. Capo della spedizione  era Guglielmo Embriaco.

Oggetto “esotico” e mirabile, nel tesoro di San Lorenzo il catino divenne emblema delle vittorie crociate; a fine Duecento Jacopo da Varagine lo identificò con il Graal, reliquia dell’ultima cena.

Requisito nel 1798, fu portato a Parigi, da cui tornò in pezzi, nel 1816. Trofeo “civico” fin dalle origini, ancora oggi è di proprietà del Comune di Genova

Portato a Parigi da Napoleone I, fu esaminato da una  commissione di fisici che ne dichiararono la consistenza vitrea. Rimase al Louvre fino al 1816 quando  rientrò a Genova ridotto in 10 pezzi, con un frammento mancante.

Nel 1827 il Catino venne ricomposto dall’orefice Francesco Semino che congiunse i pezzi con mastice fissandoli sopra una base metallica e circondando poi l’orlo con una ghirlanda di fiori di rame dorato.

Nel 1908 fu smontato e ricomposto, eliminando la ghirlanda.

L’aspetto attuale si deve a un intervento di restauro eseguito nel 1951 da un tecnico fiorentino   

L’oggetto vitreo presenta una sorta di armatura realizzata con un nastro di ottone che segue, piegato a doppio, l’andamento esagonale dell’orlo e, a partire dagli angoli del poligono, accompagna  la conformazione esterna del catino lungo i suoi spigoli,  sino al  piede circolare  che viene iscritto dalla stessa sottile fascia di ottone.

Dopo l’arrivo dell’opera in Opificio, si è proceduto alla rimozione della armatura in nastro di ottone e successivamente alla rimozione dei collanti usati per assemblare i vari frammenti vitrei.

Avvalendosi di calco in silicone e di scansioni 3D si sta studiando una ricostruzione in resina verde delle due lacune sul corpo del manufatto.

Gli esperti scientifici dell’Opificio, con esperti del vetro, stanno analizzando i collanti usati per l’assemblaggio dei vari frammenti nei vecchi interventi di restauro e anche micro frammenti del vetro originale, nella speranza di poterne stabilire la provenienza e datazione.

SacroCatinoGenova - 2 - il sacro catino prima del restauroSacroCatinoGenova - 4 - il sacro catino prima del restauro