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Taddeo Gaddi. Il monumento Baroncelli nella Basilica di Santa Croce a Firenze

L’intervento di restauro

 

STORIA

All’interno della chiesa di Santa Croce, in fondo al transetto destro della basilica fiorentina, è situato il monumento sepolcrale della famiglia Baroncelli, inserito nell’omonima cappella. Il sacello, dedicato alla Vergine Maria, venne affrescato dal più fedele tra gli allievi di Giotto, Taddeo Gaddi , il quale realizzò un ciclo con le storie di Maria.

Parte integrante del monumentale sepolcro è la lunetta dipinta, la quale è situata all’interno della parte cuspidata del prospetto anteriore del monumento, rivolto verso il transetto della chiesa. 

Questo monumento funebre è speculare a quello presente nella Cappella Bardi ed entrambi rappresentano un’innovazione dell’architettura sepolcrale: essi sono più imponenti e spettacolari perché si presentano come arche marmoree. La loro datazione si desume dalle date presenti sulle due sepolture: 1327 (1328 secondo lo stile fiorentino) si legge sulla lapide dedicatoria, mentre 1335 compare sulla cancellata del sepolcro Bardi.

Il soggetto dipinto nella lunetta è coerente con la dedica dell’intera cappella, infatti la Vergine viene ritratta da Taddeo Gaddi a mezzobusto, vestita con i colori tradizionali e cioè con la veste rosa e il manto azzurro, mentre tiene in braccio il Bambino benedicente.

 

TECNICA ESECUTIVA

L’esecuzione pittorica della lunetta, realizzata su un muro a mattoni piuttosto sottile, è stata effettuata con la tecnica dell’affresco, impiegando sei giornate di lavoro. Sull’arriccio sono stati riscontrati segni di sinopia, venuta alla luce sotto una stuccatura di gesso.

Le incisioni dirette sono tracciate creando un solco sottile, poco profondo e preciso e sono state utilizzate per le fasce e per i motivi polilobati della cornice, per i compassi delle aureole e per circoscrivere le zone dorate.

Le parti destinate a ricevere la doratura sono state dipinte prima ad affresco, utilizzando un’ocra gialla per lo sfondo e le fasce da dorare ed una preparazione verde per le aureole.

Sull’intonaco fresco gli incarnati sono stati realizzati con colori stesi in velature trasparenti, per le parti in ombra e con piccole pennellate di colore coprente, sovrapposte in strati successivi per realizzare i massimi chiari.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

L’opera è rimasta a lungo coperta dalle pesanti patine di restauro e quasi nascosta alla vista, data la sua collocazione che la pone in ombra rispetto alle fonti luminose del transetto.

Al momento dell’intervento la superficie pittorica risultava gravemente offuscata da materiali estranei di varia origine e natura. Erano presenti sostanze fissative estranee che, nei restauri precedenti, avevano avuto la funzione di consolidare e fissare il colore.

Una solfatazione generale, ma solo superficiale, era presente su tutta la pittura. Inoltre una stuccatura di restauro in gesso era visibile lungo tutta la base della lunetta, dimostrando che la pittura e il suo supporto murario in mattoni si erano distaccati dalla sottostante trabeazione marmorea del monumento.

Sulla superficie erano presenti schizzi di gesso impiegato per l’inserimento di staffe in ferro, durante gli interventi di modifica e di restauro.

La pellicola pittorica si presentava abrasa, con perdita quasi completa di intere campiture cromatiche. Tutte le parti che, originariamente, erano state dipinte con azzurrite risultavano completamente perdute, così come le lamiere metalliche impiegate per decorare il fondo dorato della lunetta, le aureole e le fasce decorative della cornice.

INTERVENTO EFFETTUATO

L'intervento di restauro è stato mirato, innanzitutto, al risanamento della superficie pittorica danneggiata dai fenomeni di solfatazione pregressa e lo studio della tecnica esecutiva ha consentito il recupero dei valori cromatici e dei rapporti plastici e formali tra pittura e monumento. 

E’ stata effettuata una prima pulitura tramite tamponi di cotone imbevuti di acqua deionizzata per rimuovere il particellato solido e il nero fumo; si è proceduto poi alla pulitura dell’oro. 

La pulitura definitiva della superficie pittorica, interessata da fenomeni di solfatazione è stata realizzata applicando un impacco a base di “resine anioniche” e ammonio carbonato al 4% in soluzione acquosa a diretto contatto con la pittura, con lo scopo di desolfatare la superficie dai sali solfati superficiali.

La pulitura delle parti dipinte a secco è stata ottenuta per mezzo di impacchi circoscritti. Il supportante ha svolto la funzione di trattenere l’umidità in superficie, limitando alle sole sostanze estranee di restauro l’azione basica di solvente.

La superficie è stata rilavata dopo dieci giorni dalla pulitura per eliminare eventuali residui di materiale estraneo.

Il restauro si è concluso con la fase del ritocco pittorico eseguito con i metodi di abbassamento di tono nelle abrasioni del colore e della selezione cromatica nelle lacune-perdita per migliorare e facilitare una corretta lettura dell’opera.

 

BIBLIOGRAFIA

L. Speranza, Paola Lorenzi, Paola Ilaria Mariotti, Il Monumento Baroncelli nella Basilica di San Croce a Firenze. Il restauro di un’opera trecentesca  in marmo policromo con pittura murale, in OPDRestauro n.18-2006, Firenze 2006.