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L'Opificio dopo l'Unità d'Italia

Con la fine del granducato di Toscana, nel 1859, coincise l'inizio di una crisi irreversibile per l'Opificio, che comportò anche la vendita di pezzi antichi e recenti per consentire la sopravvivenza della manifattura. Nonostante i tentativi di adeguamento della produzione alle esigenze del mercato, di cui sono esposti alcuni esempi nell'ultima sala verso la fine del XIX secolo, sotto la direzione del pittore Edoardo Marchionni, la situazione economica dell'Opificio indusse a cercare nuovi sbocchi nell'attività del restauro.

Con il costituirsi dell'unità nazionale (1861) era venuta meno la secolare committenza dell'opificio, costituita dalla corte granducale e dall'entourage aristocratico, tanto che si provvide all'autofinanziamento con la vendita al pubblico delle creazioni. I motivi maggiormente di moda e, dunque, atti alla vendita, furono le composizioni floreali di cui Edoardo Marchionni, direttore dell'Opificio dal 1876, fu fantasioso interprete. Esempio mirabile del gusto del tempo, legato all'Art Nouveau, il piano di tavolo con magnolie e convorvoli (1881), nel quale compaiono tipologie floreali già usate in precedenza ma palpitanti di capricciosa vitalità.

Per incontrare i gusti di un pubblico eterogeneo e favorirne gli acquisti si tese a semplificare le composizioni musive e a incrementare una produzione di piccoli oggetti di più facile smercio, quali cornici, fermacarte o piccole placchette da incorniciare.

Molte di queste raffinate creazioni rimasero invendute, come le altre opere ospitate in questa sezione del museo; dagli anni '80 la crisi della manifattura si accentuò. Il Museo dell'Opificio nacque a fine Ottocento, al declinare della produzione artistica, raccogliendo ciò che nei laboratori era rimasto privo di destinazione o vi era tornato a seguito del mutamento di gusto. Spetta a Edoardo Marchionni il merito di aver saputo abbandonare una strada che avrebbe di lì a poco portato alla scomparsa dell'Opificio, volgendone in breve tempo il patrimonio di risorse tecniche e di cultura manuale verso la nascente attività del restauro di opere d'arte, sulle quali l'antico stabilimento mediceo ha potuto fondare la sua presenza viva e attuale nel nostro tempo.