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Scagliola e Pittura su pietra

La raccolta di pietre conta oltre cinquecento esemplari, tra pietre dure e tenere. Il campionario esposto, accompagnato dalla nomenclatura scientifica e da quella d’uso, mostra quali erano i materiali più diffusi impiegati dalla manifattura medicea. Erano in genere gli artisti a recarsi per conto dei Medici alla ricerca dei giacimenti più adatti.

Tra i marmi, in parte di provenienza archeologica, utilizzati nel primo periodo della produzione artistica, si possono ricordare il porfido e il granito, di provenienza egiziana.

Erano invece presenti in Toscana alcune pietre tenere come l’alberese, pietra calcarea che poteva assumere colorazioni e quindi nomi diversi (tigrato dell’Arno, lineato dell’Arno, pietra paesina) e l’alabastro di Volterra, sfruttato per l’opalescente trasparenza.

Maggiore resistenza avevano gli alabastri calcarei di provenienza orientale, come l’alabastro fiorito (forse dall’Asia minore) e l’alabastro cotognino, egiziano.

Nella manifattura più frequente fu il ricorso a pietre pregiate, tra cui il lapislazzulo, particolarmente in voga nel Cinquecento sia per i vasi che per le tarsie. La qualità migliore era il lapislazzulo di Persia, allora proveniente dall’Afghanistan, prima di essere sosituito, nel settecento, da quello siberiano.

Tra le pietre più trasparenti il cristallo di rocca, un quarzo incolore proveniente dalle Alpi, che veniva impiegato soprattutto per l’intaglio. Per il commesso era invece preferito, per la trasparenza, il calcedonio orientale, che assumeva preziose iridescenze con l’inserimento a tergo di una lamina argentea.

Dalla Toscana, Corsica e Sicilia provenivano alcune varietà di diaspri più usati.

Un altro gruppo di pietre dure, le agate, comprendeva varietà di estrazione locale (agata di Siena) e di provenienza orientale (agata sardonica, agata di Goa). Merita infine di essere ricordato, per l’interrotta fortuna lungo tutta l’attività artistica della manifattura, un fossile, il legno silicizzato, che, pur conservando le caratteristiche morfologiche della pianta, aveva acquisito, ai fini della lavorazione, le qualità tipiche delle pietre dure.