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Settore restauro mosaico e commesso fiorentino

Discendente in linea diretta dal laboratorio artistico fondato dai Medici nel 1588, questo settore ha coltivato e tramandato sino ai giorni nostri la sofisticata manualità, che consente di restaurare i mosaici di pietre pregiate (noti anche come “commessi”) ad un livello di specializzazione, che solo l’ Opificio oggi detiene. Per il restauro di oggetti d’ arte applicata di valenza altamente decorativa, quali sono appunto i commessi lapidei, è infatti necessario padroneggiare la tecnica esecutiva, per essere in grado, ove la situazione conservativa dell’ opera lo consenta, di restituirle integrità di immagine e di significato. In questo paziente e virtuosistico lavoro di ricostruzione (condotto tuttavia in modo da essere facilmente reversibile, ossia separabile dalle parti originali, secondo i vigenti criteri di restauro), il laboratorio dell’ Opificio può avvalersi delle straordinarie riserve di marmi antichi e pietre dure, ereditate dalla passione e munificenza collezionistica dei Medici.

Alla fine degli anni ’80, hanno compiuto uno stage per acquisire pratica di questa rara e ambita specializzazione due restauratori russi, in preparazione dell’ intervento di restauro sui mosaici (fiorentini) di pietre dure danneggiati dall’ ultima guerra nella reggia di Trsaskoje Zelo, e di recente restituiti alla loro integrità. Nei primi anni’90, due periodi di stage sono stati compiuti da un restauratore in servizio presso Postdam, e addetto al restauro dei pavimenti intarsiati e dei tavoli a commesso conservati nel complesso imperiale. In altre occasioni, sono pervenute direttamente in restauro all’ Opificio opere da musei esteri, quali un piano di tavolo del County Los Angeles Museum of Arts, o una piano di consolle dal Museo del Prado.

Parallelamente, viene praticato nel settore anche il restauro di opere di glittica, altro genere che fu per secoli in voga nella manifattura medicea da cui l’ Opificio discende per diretta filiazione, abbracciando non solo i cammei e gli intagli di pietre dure, ma anche altre opere di glittica ricavate da pregiati materiali “naturali”, quali avori, coralli, ambre, tartaruga ecc. In questo ambito possono aver luogo anche interventi condotti in collaborazione con il settore di oreficeria. Altra tipologia artistica che fu apprezzata alla corte granducale di Firenze, e che ricade fra le attività operative di questo settore è la scagliola, sorta di laborioso intarsio in gesso colorato e lucidato.

Completa la variata gamma di specializzazioni afferenti a questo settore il restauro dei mosaici a tessere, genere di larga diffusione e al quale l’ Opificio si applicò precocemente e diffusamente già negli anni ’80 del secolo XIX, agli esordi della sua operatività nel campo del restauro del patrimonio artistico. E’ in particolare in questo ambito (essendo gli altri prevalentemente fondati sulla sapienza tecnica degli operatori) che si attivano collaborazioni sia con il Laboratorio Scientifico dell’Opificio, in particolare per lo studio delle malte di allettamento alle tessere e per i supporti più idonei per i mosaici staccati, che con Enti esterni, quale la Stazione Sperimentale per il Vetro di Murano; l’ Istituto per le Ricerche Tecnologiche per la Ceramica, CNR Faenza; la Scuola del Mosaico della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Ravenna ecc. Costante è la collaborazione scientifica e operativa con l’ Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, per il controllo e restauro dei mosaici del Battistero

Nel 1997-98 il settore, ha condotto uno stage di formazione pratica di alcuni mesi, presso la Scuola per il restauro dei mosaici di Madaba (Giordania), nell’ ambito di un progetto di cooperazione gestito dal Ministero degli Esteri italiano. A questo riguardo, ha avuto corso una cooperazione con il Getty Institute for Conservation di Los Angeles, per la messa a punto di un iter formativo per operatori nella manutenzione de mosaici della Tunisia.

Ricco di competenze e portatore di una tradizione illustre e irripetibile, il settore rischia tuttavia l’ estinzione, per la progressiva riduzione del personale tecnico dei laboratori dell’Opificio, che ha condotto alla permanenza al suo interno di un solo tecnico. A breve termine è prevista l’ immissione in ruolo di un altro operatore, mentre sono allo studio altri, possibili modi per mantenere viva questa rara eredità operativa, attraverso l’attività degli allievi diplomati nel settore.


Direttore
Anna Patera

Restauratori
Luca Rocchi
Francesca Toso