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Riprese macro e microfotografiche

L’ingrandimento fotografico (M) è definito come il rapporto tra una dimensione lineare dell’immagine sul fotogramma e l’equivalente reale dimensione dell’oggetto.

In generale, si parla di fotografia ravvicinata, o close-up, quando M ha valori compresi tra 1:10 e 1:1 (dimensione uguale tra oggetto reale e sua riproduzione in fotogramma), mentre, per M superiori (fino a 10:1) si parla di macro-fotografia. Per ottenere queste immagini si possono impiegare gli obiettivi macro oppure si usano quelli normali accoppiati a lenti addizionali, con tubi di prolunga o soffietti di estensione.

Con il termine “microfotografia” applicata alla documentazione di piccole zone di dipinti e non su prelievi, si definisce quella tecnica in cui la fotocamera è accoppiata a un microscopio binoculare. In questo modo si possono ottenere ingrandimenti fino a 20:1 anche se, la qualità delle immagini scattate ad alti ingrandimenti non sempre è soddisfacente. Infatti, questo sistema (fotocamera accoppiata a un microscopio da osservazione) determina una bassa profondità di campo e, essendo poco stabile, notevoli vibrazioni del braccio che sostiene il microscopio e la macchina fotografica, che spesso fanno preferire immagini a più basso ingrandimento ma di qualità superiore.

Una valida alternativa all’uso del microscopio è data dall’utilizzo di ottiche particolari, specifiche per ottenere alti ingrandimenti (M fino a 20:1). Queste ottiche, detti obiettivi microfotografici, possono essere impiegate con qualsiasi fotocamera reflex a obiettivi intercambiabili tramite un anello adattatore e richiedono l’uso di soffietti di estensione.
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