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Riprese nell’ultravioletto. Fotografia della fluorescenza da ultravioletti

La stimolazione di luce visibile mediante eccitazione ultravioletta, chiamata fluorescenza UV, riveste un ruolo importante con applicazioni che riguardano le superfici pittoriche, ma che risultano di grande interesse anche per lo studio delle superfici di diverse tipologie di manufatti.

L’impiego di sorgenti ultraviolette, nell’indagine delle opere d’arte, prese avvio alla fine degli anni Venti con la realizzazione, da parte del fisico americano Robert William Wood, di lampade fornite di un filtro in vetro a base di ossido di nichel trasparente alla radiazione ultravioletta.

Lo studio della fluorescenza ultravioletta risulta determinante per la caratterizzazione dei materiali organici e soprattutto per valutarne la loro distribuzione sulla superficie delle opere.

Dalla ricerca sulle tecniche di indagine mediante fluorescenza UV di materiali pittorici, si evidenzia il fatto che, fino ad ora, la fluorescenza nel suo complesso non può essere considerata una tecnica analitica finalizzata al riconoscimento e alla caratterizzazione del materiale pittorico. Infatti, a parte alcune eccezioni (la gomma lacca per i materiali filmogeni e il bianco di zinco per i pigmenti, ecc.), l’informazione ottenuta da questa metodica di indagine è indirizzata all’individuazione e delimitazione di sostanze o “situazioni” non rilevabili a occhio nudo o con altre tecniche analitiche.

L’uso di tale tecnica è, in ogni caso, di notevole importanza nello studio preliminare di un oggetto (per guidare i prelievi di campioni per analisi chimiche) e documentarne nel tempo gli interventi.

In seguito all'illuminazione con le lampade UV della zona pittorica da esaminare, il CCD della fotocamera digitale, posizionato su un cavalletto per uso fotografico, registra le emissioni di fluorescenza UV della superficie irradiata (365 nm). Sulle lampade UV, viene posizionato un filtro barriera per eliminare la luce visibile parassita, mentre in fase di ripresa, viene posizionato sull’obiettivo della fotocamera un ulteriore filtro che consente la trasmissione della sola fluorescenza UV, bloccando la radiazione ultravioletta riflessa dalla superficie studiata. Il risultato finale è costituito da un file digitale RGB che viene ulteriormente elaborato secondo dei criteri prestabiliti, al fine di eliminare l’eventuale presenza di luce parassita residua. Un buon criterio per la valutazione della fluorescenza UV in fotografia, è dato dall’inserimento nella zona inquadrata di un riferimento bianco di riflettanza non fluorescente (tavolette di solfato di bario o Spectralon™).
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