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La ripresa radiografica

La pellicola radiografica, durante la fase di esposizione, viene accostata all’oggetto e pertanto l’immagine ottenuta ha pressoché la stessa dimensione dell’originale. In realtà si tratta di un’immagine prospettica che risulta di dimensioni poco superiori alla proiezione ortogonale della parte indagata poiché il fascio di raggi X è conico (in quanto generato da una sorgente puntiforme).

In linea teorica si potrebbero ottenere  immagini radiografiche delle dimensioni volute (comunque maggiori dell’originale) ponendo la pellicola su piani distanziati dall’oggetto. Anche se geometricamente questa proiezione è possibile, risulta inattuabile fisicamente perché subentrano fenomeni di diffrazione e scattering, tipici della propagazione ondulatoria, che inducono effetti di sfuocamento e perdita di definizione dell’immagine.

Per una valutazione preventiva della radiopacità delle opere da irraggiare è utile impiegare un esposimetro, possibilmente a sonde multiple, che permetta una valutazione puntuale e mediata dell’esposizione più idonea. L’uso dell’esposimetro permette di ridurre lo spreco di pellicola evitando di dover individuare per tentativi l’esposizione più idonea. Le pellicole radiografiche oggi disponibili sul mercato e normalmente impiegate per questo tipo di lavoro hanno dimensioni di 30 cm x 40 cm.
Per ottenere immagini intere di opere aventi dimensioni maggiori della dimensione media della lastra, si può realizzare una sequenza di riprese radiografiche esponendo di volta in volta ogni singola pellicola piana fino al totale ricoprimento dell’oggetto. Le singole radiografie vengono poi tagliate in modo da eliminare i bordi di sovrapposizione, accostate e mosaicate per avere un’immagine unica e completa. Spesso però questa operazione non risulta possibile per le distorsioni che si creano nell’immagine dovute alla geometria di ripresa (radiazione incidente non perpendicolare alla superficie esaminata) e quindi non sempre si può ottenere un’intera immagine prospettica dall’accostamento delle singole proiezioni. Nel caso di dipinti su tavola, ad esempio, solo l’immagine delle zone a contatto con il film pittorico risulta combaciante e ricostruibile; la difficoltà aumenta proporzionalmente all’aumentare delle distanze degli oggetti dal piano della pellicola. In alternativa, è possibile accostare tra loro una serie di pellicole di formato 30x40 cm fino al totale ricoprimento dell’oggetto da radiografare ed esporre l’insieme con un unico irraggiamento, avendo cura di posizionare la sorgente di raggi X a una distanza tale da consentire al fascio della radiazione incidente di coprire totalmente l’oggetto analizzato.

Questo tipo di ripresa risulta obbligata quando è richiesta un’immagine radiografica completa, priva di distorsioni prospettiche e geometriche dei particolari costituenti l’opera radiografata. I problemi legati alla presenza di distorsioni geometriche che si creano nell’immagine radiografica o quelli presenti in zone in cui, per cause connesse a manomissioni della struttura (parti aggiunte o modificate), materiali identici hanno differente radioopacità, possono essere in parte risolti grazie all’impiego di pellicole di grandi dimensioni. Queste pellicole sono disponibili in rullo con larghezza di 127 cm (50 pollici) e lunghezza sino 30 metri. La pellicola viene tagliata a misura secondo i casi e confezionata in buste di materiale plastico nero, opaco alla luce visibile e di radiopacità trascurabile. La busta stessa è utilizzata anche per il trattamento della pellicola, immettendovi lo sviluppo e il fissaggio tramite un bocchettone fissato ad un angolo. Questo permette di effettuare il completo trattamento a luce ambiente e soprattutto di utilizzare quantità veramente ridotte di liquidi per lo sviluppo.

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