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Le sorgenti di radiazioni ultraviolette

Le sorgenti di radiazioni ultraviolette che normalmente vengono impiegate nell’esame dei materiali utilizzati nelle tecniche artistiche sono quelle cosiddette di tipo UVa, cioè che interessano la zona dell’ultravioletto prossima allo spettro visibile e con il massimo dell’emissione a 365 nm.
Sono lampade a vapori di mercurio e sono distinte in relazione alla potenza di emissione in bassa, media e alta pressione.

I tipi di uso più comune, subito distinguibili per l’aspetto nero del vetro di Wood, sono a tubo (simili a quelle fluorescenti) e a bulbo. La massima emissione di entrambe è centrata sulla lunghezza d’onda di 365 nm, ma presentano pur sempre una coda nel visibile nella zona del violetto-blu. Questa radiazione (radiazione visibile parassita) non si deve trascurare nella valutazione delle fluorescenze dei materiali, in particolare per quelli di debole entità, dove è paragonabile alla stessa fluorescenza.
Il modello a bulbo presenta una minore componente visibile a prezzo di altri svantaggi che fanno di solito preferire i modelli a tubo, eventualmente filtrati da un ulteriore vetro di Wood posto sul portalampada.
Infatti, le lampade a bulbo presentano l’inconveniente di scaldare eccessivamente l’ambiente in cui si opera, che è difficilmente ventilabile in quanto occorre operare nell’oscurità totale. Queste, inoltre, risultano molto sensibili al trasporto e hanno tempi di accensione e spegnimento lunghi che non permettono ispezioni veloci.

Sono comunque anche disponibili dei modelli di lampade ad alta pressione, cosiddette a riflettore, di elevata potenza e resa, facilmente maneggiabili ma che richiedono particolare cautela durante l’uso per i danni che possono indurre sia sui materiali indagati (invecchiamento artificiale), che sugli occhi degli operatori (diventa indispensabile con questi riflettori UV l’uso di occhiali per la protezione dall’UV-riflesso anche per tempi brevissimi di ispezione). L’uso degli occhiali protettivi ha una funzione in fase di osservazione che va oltre la semplice protezione degli occhi dalle radiazioni ultraviolette; infatti, l’osservazione del fenomeno della fluorescenza fatto senza lenti rende l’immagine più nebbiosa e confusa, alterando notevolmente la percezione cromatica, che appare più bluastra e meno definita. Questo fenomeno è dovuto al fatto che la cornea e il cristallino, investiti dalla radiazione UV, fluorescono essi stessi creando un forte alone bluastro che si sovrappone all’immagine della zona indagata.