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Le Storie della Vera Croce di Agnolo Gaddi

Cappella Maggiore in Santa Croce

Grazie ad una convenzione stipulata tra l'Opificio delle Pietre Dure, l'Opera di Santa Croce e l'Università di Kanazawa in Giappone, nell'anno 2005 ha avuto inizio il progetto di restauro e studio sullo splendido ciclo di affreschi trecenteschi di Agnolo Gaddi, raffiguranti La Leggenda della Vera Croce, che decora Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze.

L'iniziativa è partita dal professor Takaharu Miyashita dell'Università di Kanazawa, in Giappone, studioso dell'arte fiorentina ed estimatore dell'Opificio, che ha indirizzato la generosa offerta del mecenate Tetsuya Kuroda verso un programma di conservazione e di studio di affreschi da affidarsi all'Opificio. La scelta è caduta sul ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi in Santa Croce. Il Progetto sarà completato finanziariamente e operativamente dall'Opera di Santa Croce e dall'Opificio delle Pietre Dure.

Agnolo Gaddi

Il ciclo di affreschi, raffiguranti la Leggenda della Vera Croce, dipinti da Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo Gaddi, uno dei principali allievi di Giotto sono uno dei testi fondamentali della pittura tardogotica fiorentina, di quella breve stagione, cioè, che si colloca immediatamente prima dell'avvento del Rinascimento, che sulla fine del Trecento e all'inizio del Quattrocento, accoglie le innovazioni di spirito cortese ed elegante che arrivano dall'Italia settentrionale (quando non addirittura dal nord Europa), rivivendole, però, e trasformandole, alla luce della grande eredità giottesca di cui la città di Firenze era andata sempre fiera. L'importanza di Agnolo nella storia delle tecniche artistiche, poi, è confermata dal fatto che la sua tecnica di lavorare "a fresco" doveva essere talmente rinomata da essere codificata in uno dei più noti manuali antichi di tecniche artistiche: il Libro dell'Arte, il più importante trattato d'arte della fine del Medioevo, scritto da un pittore, Cennino Cennino che racconta, nel suo testo, di essere stato allievo appunto di Agnolo Gaddi e di aver imparato da lui, massimo maestro, i segreti dell'arte.

Agnolo, nasce probabilmente intorno al 1350, anche se la sua prima data certa è il 1369 quando è citato tra le maestranze pagate per un ciclo decorativo, oggi perduto, in San Giovanni in Laterano a Roma. Nel corso della sua prolifica carriera, Agnolo è a capo di una attivissima e numerosa bottega, cui afferiscono, in vari momenti, molti dei pittori dell'epoca. Si dedica a numerose pitture murali tra cui l'ultimo ciclo in affresco, tra il 1392 e il 1395, per la cappella del Sacro Cingolo del Duomo di Prato, con le Storie della Vergine. Muore nel 1396.

(per una voce biografica recente si veda: C. Frosinini, Agnolo Gaddi, in La Sacra Cintola nel Duomo di Prato, Prato 1995, pp. 225-233)

La leggenda della "Vera Croce"

Nella Cappella Maggiore di Santa Croce è illustrata La Leggenda della Vera Croce, un complesso di storie contenute nella Leggenda Aurea del domenicano Jacopo da Varagine (1228-1298), che ebbe grande fortuna fino alla Controriforma. Si tratta di una delle storie più amate dai francescani che per questo la fecero dipingere in più occasioni. La redazione pittorica più conosciuta è quella di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, dipinta a partire dal 1452.

Agnolo Gaddi compie a Firenze in Santa Croce un'ampia scelta di episodi, maggiore rispetto al più famoso ciclo pierfrancescano di Arezzo. La leggenda narra del "sacro legno" che sarà usato per la Croce di Gesù. Il legno è quello dell'albero nato sulla tomba di Adamo, che il re Salomone fa abbattere per costruire il Tempio, e che finisce per essere utilizzato in un ponte. La Regina di Saba, venuta a trovare Salomone, in procinto di attraversare questo ponte, ha una visione e capisce che in quel legno c'è il destino del mondo e la salvezza del genere umano e si inchina ad adorarlo. La leggenda continua trecento anni dopo la morte in croce e la Resurrezione di Gesù, con la regina cristiana Elena, madre dell'imperatore Costantino, che ritrova la Croce del Signore in Terra Santa e la riporta a Gerusalemme. Successivamente la Vera Croce sarà trafugata dal re persiano Cosroe e l'imperatore cristiano Eraclio (575-641) farà guerra ai persiani per riprenderla e riportarla a Gerusalemme.

Notizie sul cantiere

Il ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi, realizzato nel decennio 1380-90, si estende su una superficie di circa 1.000 metri quadrati e non ha mai subito interventi moderni di restauro veri e propri. Si hanno notizie solo di una ricognizione eseguita dalla bottega del Benini nel 1946 e di un intervento della bottega Rosi-Tintori, dopo l'alluvione nel 1966, quando le acque dell'Arno raggiunsero il basamento delle pareti della Cappella. Invece molto chiare sono le tracce di interventi antichi, ottocenteschi, di cui peraltro non sussistono documentazioni o tracce storiche.

Fin dalle prime osservazioni è stato possibile constatare il grave stato di degrado delle pitture murali. L'efflorescenza salina interessa una grande percentuale della pittura e si alterna all'esfoliazione della pellicola cromatica; i distacchi di intonaco sono piuttosto frequenti, ed è solo grazie alle integrazioni dei restauri passati che dal basso non ci si accorgeva di quanto dell'intonaco e del colore originale erano andati persi nei secoli. Gran parte delle zone dipinte a secco e delle parti decorate con lamine metalliche sono cadute o sono consunte, mentre sono sopravvissute con eccezionale freschezza le parti dipinte in affresco.

Le operazioni diagnostiche e conservative si avvalgono nel tempo di qualificate collaborazioni con istituti di ricerca (CNR e Università), per lo studio e la individuazione delle tecniche di esecuzione e delle cause di degrado, oltre che dell'utilizzo dei materiali di restauro e della loro applicazione specifica.

La fase diagnostica è iniziata dalle indagini di tipo ottico, non invasive: riprese fotografiche in UV e in IR, misure colorimetriche, fluorescenza X. Successivamente sono state effettuate microanalisi chimiche e chimico-fisiche su campioni. Contemporaneamente le pareti della Cappella sono indagate mediante termovisione in IR per l'individuazione di eventuali traumi o discontinuità della tessitura muraria, modifiche avvenute nelle pareti, presenze di vuoti fra gli strati di intonaco. E' stata inoltre installata sul ponteggio una stazione microclimatica per il monitoraggio della situazione termoigrometrica ambientale durante l'intervento.

Tutte le rilevazioni e i risultati delle indagini, le mappe tematiche dei fattori di degrado e delle tecniche esecutive, sono gestite da un apposito software, Modus Operandi, (archiviazione, fruizione e gestione dei dati di restauro) che l'Opificio ha costruito con l'architetto Massimo Chimenti e che, al momento, è il sistema che consente l'approccio "complesso" al bene culturale: un approccio, cioè, che tenga conto di tre diversi livelli di fruizione, che li fa coesistere e che ne mantiene vitali le sinergie nell'ottica della maggior possibile valorizzazione del bene stesso: il primo livello, quello tecnico scientifico, finalizzato a coloro che hanno il compito di conservare e tutelare il bene; il secondo livello è quello gestionale; il terzo livello è quello di fruizione da parte del pubblico.


Cantiere di Restauro:

Direzione dei lavori:
Cristina Danti (2005-2007) e Cecilia Frosinini (dal 2008)

Direzione tecnica del restauro:
Mariarosa Lanfranchi; con Fabrizio Bandini, Alberto Felici, Paola Ilaria Mariotti.

Indagini diagnostiche:

  • Laboratorio Scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure (Alfredo Aldrovandi, Andrea Cagnini, Monica Galeotti, Carlo Lalli, Giancarlo Lanterna, Daniela Pinna, Simone Porcinai, Maria Rizzi, Isetta Tosini), con la collaborazione di. Arcangelo Moles e Alessandro Migliori.
  • Termovisione: arch. Guido Roche
  • Misure spettroscopiche sui pigmenti IFAC-CNR Firenze

E' inoltre in atto anche in questo cantiere un progetto di collaborazione tra il Getty Conservation Institute di Los Angeles e l'Opificio delle Pietre Dure, per lo studio e l'individuazione delle sostanze organiche nelle pitture murali

Documentazione fotografica:
Laboratorio Fotografico dell'Opificio delle Pietre Dure (diretto da Alfredo Aldrovandi; fotografo: Sergio Cipriani, con la collaborazione di Lorenzo Del Francia e di Annette Keller)

Responsabile dei Lavori e Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione:
geom. Marco Pancani

Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi per parte dell'Opificio delle Pietre Dure:
ing. Pietro Capone

Coordinamento generale e Amministrazione:
Opera di Santa Croce (presidente: Carla Guiducci Bonanni (2005-2007), Stefania Fuscagni (dal 2008); dirigente: Giuseppe de Micheli)

Rilievi fotogrammetrici, gestione dei dati, documentazione, archiviazione e fruizione:
Massimo Chimenti (Culturanuova srl, Arezzo)


Accedi alla visita virtuale della cappella e alla documentazione di restauro

Sistema di documentazione digitale 
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Link utili:


Galleria fotografica

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