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Beato Angelico, Tabernacolo dei Linaioli

Firenze, San Marco. Beato Angelico, Tabernacolo dei Linaioli

Il Tabernacolo dei Linaioli, capolavoro del Beato Angelico, è in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, su incarico della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino e del Museo di San Marco, grazie all’intervento dell’A.R.P.A.I. (Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano).

Il Tabernacolo dei Linaioli è un capolavoro della maturità artistica dell’Angelico, l’unica grande commissione pubblica pervenuta all’artista da un ambito non religioso.

In quest’opera l’Angelico dà prova delle sue grandi capacità espressive: dalle raffinate tecniche esecutive, tra cui spicca l’uso straordinario della foglia d’oro, all’eleganza decorativa e spirituale che raggiunge l’apice nelle figure degli angeli musicanti, fino alla monumentalità plastica e tridimensionale, pienamente rinascimentale, del gruppo della Madonna col Bambino e dei quattro Santi, che dialoga alla pari con gli scultori del primo Quattrocento, come Lorenzo Ghiberti, Donatello e Nanni di Banco.

Il Tabernacolo è completato da una monumentale cornice marmorea che contiene al suo interno la tavola dipinta dall’Angelico, suddivisa a sua volta in una pala centrale (alta 289 cm), dotata di un massiccio bordo strombato, due ante laterali e la predella.

L’Arte dei Linaioli commissionò l’opera per la sede della corporazione, affidando prima il disegno del tabernacolo marmoreo a Lorenzo Ghiberti nel 1432 - realizzato da Jacopo di Bartolommeo da Settignano, Simone di Nanni da Fiesole e dal legnaiolo Jacopo di Piero detto il Papero - e successivamente la parte dipinta all’Angelico, in data l’11 agosto 1433.

Sulla tavola centrale è rappresentata la Madonna in trono con il Bambino, seduta su di un elegante cuscino, con una cortina in oro alle spalle che si apre sullo sfondo del cielo, nel quale compare la colomba dello Spirito Santo. Nella profonda imbotte della cornice lignea, sono raffigurati dodici angeli musicanti di straordinaria varietà ed eleganza. Le due ante laterali sono dipinte su entrambi i lati, così da poter permette un godimento estetico anche a tabernacolo chiuso: sulle ante interne, su fondo oro, sono raffigurati San Giovanni Battista e San Marco, patrono dell’Arte dei Linaioli; sulle ante esterne, ancora una volta San Marco e San Pietro. La raffigurazione era completata da una predella, la cui struttura è andata perduta, ma della quale rimangono le tre scene dipinte con La Predica di San Pietro alla presenza di San Marco, l’Adorazione dei Magi e il Miracolo del corpo di San Marco.

Alla fine del Settecento, dopo la soppressione delle Arti, il Tabernacolo fu smembrato e trasferito prima alla Galleria degli Uffizi e successivamente nel Museo di San Marco dove è stato ricomposto nella sua interezza.

Le indagini hanno permesso di individuare i fenomeni di degrado che sono sia di tipo strutturale che estetico. Dal punto di vista strutturale la pala centrale presenta delle profonde ed estese fratture, causate dalle tensioni indotte dagli stessi movimenti del legno, contrapposti tra loro e fortemente compressi dalla massiccia struttura lignea.

Dal punto di vista estetico la superficie pittorica mostra delle notevoli alterazioni dovute alla presenza di vernici e ridipinture, ma anche e soprattutto a causa della tecnica stessa di esecuzione. L’Angelico eseguì le parti principali dell’opera attraverso leggerissime stesure di colore che nel tempo si sono assottigliate fino a scomparire, in molte aree, soprattutto negli incarnati lasciando solo visibile lo strato preparatorio. Sono le figure dei Santi nelle ante, ad aver subito con maggior forza questo fenomeno: per esempio la mano ed il volto del San Marco ad occhio nudo si presentano come una massa di colore senza modellato. Sottoposti alla luce ultravioletta mostrano invece la modellazione fatta per velature oramai invisibili, che definisce con minuzia bi particolari.

Nonostante questa problematica, la qualità pittorica dell’opera resta straordinaria sia per l’utilizzo di materiali preziosi – tra cui grandi quantità di lapislazzuli per l’azzurro, cinabro e lacca per i rossi – che per l’eccezionale raffinatezza delle tecniche impiegate, tra cui spicca la lavorazione della foglia d’oro utilizzata non solo come fondo ma come vero e proprio colore.  Foglia d’oro a guazzo, a missione, punzonata, incisa, brunita con cui l’Angelico rende “reali” i broccati del trono, le tende, i bordi delle vesti, le aureole e altri particolari preziosi.

Eseguite quindi le indagini diagnostiche, l’Opificio ha messo a punto un progetto di restauro che oltre all’esecuzione dello stesso prevede dei controlli in corso d’opera e una documentazione accurata di ogni fase. E’ quasi ultimata la fase di pulitura dell’opera.


Direzione restauro
Marco Ciatti e Cecilia Frosinini

Restauratori
Paola Bracco, Ottavio Ciappi con la collaborazione di Luisa Landi, Ciro Castelli per il supporto ligneo