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La “Madonna con Bambino”, Museo di Castelfiorentino

La “Madonna con Bambino”, conservata nel Museo di Santa Verdiana di Castelfiorentino, è stata protagonista nel secolo scorso di un dibattito critico riguardante la sua autografia, la cui individuazione è a lungo oscillata tra Cimabue o Duccio.

“Madonna con Bambino”, conservata nel Museo di Santa Verdiana di CastelfiorentinoIn tempi recenti  trova maggior credito la proposta avanzata e ribadita nel 1998 e nel 2000 da Bellosi, per una autografia di Cimabue e una datazione agli anni Ottanta del Decento, in un periodo in cui l’artista era influenzato dal pittore senese: Bollosi inoltre vede nell’opera anche l’intervento del giovanissimo Giotto, che avrebbe eseguito il Bambino. 

Il supporto è costituito da 2 tavole poste orizzontalmente, incollate tra loro; la forma centinata non è quella originale, essendo frutto di una maldestra resecazione tarda. Quanto alla forma originale, dagli elementi a nostra disposizione non è possibile altro che avanzare alcune ipotesi senza poter dirimere la questione se  fosse la parte centrale di un polittico, di un dossale o che originariamente avesse una forma rettangolare, come le icone bizantine. 

L’opera in passato ha subito numerosi interventi: come già detto in precedenza, è stato tagliato e sagomato nell’aspetto attuale. I bordi perimetrali, corrispondenti al fondo oro, sono stati ridorati, sovrapponendo addirittura la foglia metallica non autentica su quella originale.

La riapplicazione della foglia d’oro è ben visibile anche nella parte superiore dell’aureola della Madonna e la parte destra dell’aureola del Bambino: entrambe sono state punzonate imitando i motivi decorativi originali. Sopra le teste delle due figure ci sono anche dei piccoli chiodi che porterebbero segnalare l’applicazione in passato di coroncine devozionali.Il supporto è stato l’assottigliato, come dimostrano le gallerie di tarli affiorate sulla superficie e poi stuccate, e dotato di due traverse metalliche a scorrere su binari, realizzati con uno scasso nel legno. Per mantenere dritte le traverse sono stati messi dei regoli alternati, incollati ed inchiodati, lungo i lati dei listelli metallici. Questo intervento di traversatura probabilmente è stato fatta per arginare un imbarcamento verificatosi al supporto. Cronologicamente si tratta di un tipo di intervento tipico della fine del ‘800 ed inizi del ‘900, di cui parlano Secco Suardo (cap.I in “Manuale ragionato per la parte meccanica dell’arte del restauratore di dipinti”) e Ulisse Forni (cap.XX nel “Manuale del restauratore”), ma continuerà fino agli anni ’50 -‘60 del secolo scorso (articolo del Bollettino dell’Istituto Centrale di Restauro, n°27-28, Roma, 1956).

La superficie pittorica si presenta consumata da interventi di pulitura piuttosto drastici e aggressivi e con numerose lacune, integrate nel passato con interventi pittorici imitativi. Queste lacune possono essere  attribuibili a alta vulnerabilità delle due tavole ai cambiamenti microclimatici e quindi una mobilità reattiva che si esplica con l’imbarcamento (ciò è visibile in corrispondenza della ridipintura lungo la commettitura delle tavole) e tensioni provocate dalla costrizione del naturale movimento del legno a causa del rigido e bloccante sistema di traversatura metallica.  


Direzione dei lavori:
Marco Ciatti e Cecilia Frosinini

Restauro:
Francesca Bettini (per la pellicola pittorica)
Ciro Castelli (per il supporto ligneo)

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