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Il laboratorio delle pietre dure

Il laboratorio delle pietre dure, ospitato al piano rialzato del museo, mostra un campionario di pietre che presenta alcune centinaia di esemplari diversi catalogati non secondo criteri scientifici, ma sotto il profilo "artistico",cioè in base all'aspetto cromatico che possono assumere pietre che appartengono minaralogicamente ad una stessa famiglia. Sono largamente rappresentate pietre dure e tenere, in proporzione alla loro diffusione nella produzione della manifattura. Nel riallestire la raccolta dei campioni lapidei, il cui primo ordinamento fu attuato dal Marchionni circa un secolo fa, si è voluto che essi figurassero anche con la loro denominazione scientifica

Per comodità didattica si è ricostruita in museo la sequenza fondamentale delle fasi attraverso cui passa la realizzazione di un mosaico fiorentino: il lavoro prende avvio da un modello pittorico in scala 1:1 dal quale il maestro, responsabile dell'esecuzione del mosaico, ricava un lucido sul quale segnare le diverse sezioni con le quali intende comporre l'immagine d'insieme. Il passo successivo è l'individuazione dei colori "giusti" per la traduzione su pietra del modello pittorico; per tagliare la sezione di pietra prescelta per l'opera da eseguire, il disegno su carta viene incollato sopra e, dunque, si provvede al taglio per mezzo di un archetto per il taglio. Una volta tagliate le diverse sezioni queste vengono ritagliate e limate ai bordi in modo da garantirne la perfetta coincidenza.

Fase finale è la lucidatura grazie alla quale le pietre assumono durevolmente l'aspetto specchiante che è tanta parte del fascino di questi lavori.

L'intaglio di pietre dure si avvaleva di una strumentazione più sofisticata: cammei, gemme, piccole sculture o vasi di pietra erano realizzati per graduale consunzione del ciottolo lapideo, prodotta dalla lenta azione di abrasivi combinata a quella di elementi ruotanti mossi manualmente.