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La SAF dell’OPD: prospettive future in riferimento alle recenti normative.

La scuola d’Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure: prospettive future in riferimento alle recenti normative.
Letizia Montalbano, Direttore della Scuola d’Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Pubblicato su Kermes, n°74, aprile-giugno 2009, p.19  

Il 13 luglio scorso sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale 160 due decreti di grande importanza, che seguono a breve il famoso quanto discusso decreto 53 del 30 marzo 2009, ossia il Regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità utile all’acquisizione della qualifica di “restauratore di beni culturali” nonché della qualifica di “collaboratore restauratore di beni culturali”, in attuazione dell’art. 182, comma 1-quinquies del Codice. Merita citarlo perchè dopo decenni di noncuranza delle leggi in merito alla questione restauro, finalmente si cerca di affrontare un problema molto spinoso, ossia chi deve essere considerato restauratore e sulla base di quale formazione.

I decreti successivi, per la precisione l’86 e l’ 87, riguardano in ordine La definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro ai sensi dell’art. 29, comma 7 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e soprattutto, per entrare nel vivo del problema della formazione dei restauratori in Italia, I criteri e i livelli di qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro, nonchè le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti che impartiscono tale insegnamento, delle modalità di vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell’esame finale, del titolo accademico rilasciato al seguito del superamento di detto esame ai sensi dell’ art. 29, commi 8 e 9 del Codice.

Questo vuol dire prima di tutto un cambiamento di pensiero epocale, ossia la considerazione che il restauro è una professione a tutti gli effetti, anzi una delle professioni più complesse e di grande responsabilità e non un mestiere da acquisire con la sola pratica, e nello stesso tempo il riconoscimento del grado di formazione impartita dalle Scuole di Alta Formazione italiane, che in queste normative hanno cercato di introdurre gran parte della lunga esperienza acquisita in materia.

L’insegnamento del restauro potrà essere impartito dalle università, dalle scuole d’alta formazione, dalle accademie di belle arti e da quegli istituti che dimostreranno di avere i requisiti di idoneità per farlo, requisiti vagliati di volta in volta da un’apposita commissione.

Anche le Scuole dell’Opificio delle Pietre Dure e dell’Istituto Superiore per il Restauro dovranno cambiare, e il fatto che l’ammissione ai corsi sia bloccata dal 2006 (anno di riconoscimento del diploma della SAF dell’OPD come equipollente ad una laurea magistrale) andava interpretato proprio in questo senso, come attesa della normativa recentemente emanata.

Le modifiche fondamentali riguarderanno agli anni di insegnamento e le specializzazioni: i corsi saranno a ciclo unico di cinque anni, articolati in 5 dei 6 percorsi formativi caratterizzanti previsti

  1. Lapidei e derivati; superfici decorate dell’architettura;
  2. Manufatti dipinti su supporto ligneo o tessile; manufatti scolpiti in legno; arredi e strutture in legno; manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti;
  3. Materiali e manufatti in tessili e pelle;
  4. Materiali e manufatti ceramici, vitrei, organici; Materiali e manufatti in metallo e leghe;
  5. Materiale librario e archivistico; manufatti cartacei e pergamenacei; materiale fotografico, cinematografico e digitale.

L’accorpamento in aree permetterà di avere una preparazione meno settoriale, più idonea ad affrontare il mondo del lavoro, ma anche categorie di manufatti recentemente contemplati dal Codice, come i beni demo-antropologici e l’arte contemporanea, che sempre più richiedono interventi conservativi ad ampio spettro, essendo costituiti da materiali compositi e molto complessi.

Verranno mantenuti l’esame di ammissione per concorso pubblico, il numero chiuso di studenti ammessi ai corsi e la predominanza dell’aspetto operativo del laboratorio (per legge il monte ore non deve essere al di sotto del 50% dell’insegnamento totale).

Saranno arricchiti i piani di studi e favorita la possibilità di scambi e stage formativi con altre scuole d’alta formazione internazionali.

Questa in breve la rivoluzione che ci attende e speriamo che finalmente si possa parlare della riapertura dei corsi della Scuola dell’Opificio per l’anno futuro, salvo restando le difficoltà derivate dalla mancanza di finanziamenti e dall’esiguo numero del personale docente interno, di cui una parte in procinto di pensionamento.

Le ultime assunzioni in questo settore risalgono al 2001: speriamo che le nuove leggi portino altre novità, per permetterci al meglio di tramandare ancora una tradizione che ci invidia tutto il mondo.