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Comunicato Stampa

IL PROGETTO DI RESTAURO

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, diretto da Isabella Lapi Ballerini, ha ultimato il restauro della grande Croce dipinta di Giotto della chiesa fiorentina di Ognissanti (467x360 cm). L’intervento sull’opera, arrivata dopo la mostra sull’artista del 2000, è stato compiuto a partire dal 2002 dal Settore di restauro dei Dipinti mobili. Sia il restauro sia la complessa ricollocazione dell’opera sono state realizzate con la collaborazione di Arteria s.r.l.

L’opera

Il dipinto raffigura il crocifisso secondo il tipo iconografico del Christus patiens, che si era affermato nel corso del Duecento in Toscana per influsso bizantino (da Giunta Pisano a Cimabue), nella versione però di totale umanizzazione della figura che lo stesso Giotto aveva inventato nella Croce giovanile di Santa Maria Novella (ca. 1285-1290).

Nei quadrilobi troviamo ai lati i due dolenti, la Vergine e San Giovanni, ed in alto il Redentore benedicente. E’ invece andato perduto in basso il piede trapezoidale che costituiva il necessario appoggio dell’opera e che verosimilmente raffigurava, secondo l’invenzione del Maestro, il Golgota con il teschio d’Adamo.

La grande Croce era collocata sul tramezzo della chiesa fiorentina di Ognissanti, appartenente al tempo all’ordine degli Umiliati, insieme ad altre opere dell’artista quali la celebre Maestà, oggi agli Uffizi, e alla piccola tavola con la Dormitio Virginis attualmente a Berlino.

Con la ristrutturazione vasariana della chiesa a seguito delle nuove disposizioni della Controriforma, che prevedevano l’abbattimento del tramezzo, la Croce ha cambiato varie volte collocazione all’interno dell’edificio sacro, sino ad arrivare, agli inizi del Novecento, ad una incongrua e mortificante collocazione nella sagrestia, divenendo dunque invisibile ai più.

Citata dalle fonti antiche in relazione a Giotto, la Croce è sempre stata attribuita al Maestro anche modernamente, opinione ribadita nella mostra su Giotto tenuta alla Galleria dell’Accademia di Firenze nel 2000. Il dibattito critico degli specialisti verte attualmente sulla possibilità di riconoscervi, insieme all’impostazione data da Giotto, la mano del suo principale collaboratore, il cui corpus è stato individuato ipoteticamente in molte opere importanti, quale ad esempio il cosiddetto Polittico Stefaneschi (dal nome del committente, il Cardinal Stefaneschi, appunto) realizzato per la Basilica di S. Pietro a Roma, durante il periodo centrale dell’attività del maestro. Questa costante presenza a fianco di Giotto ha fatto sì che gli studiosi abbiano battezzato questa ignota personalità di pittore con il nome di “Parente di Giotto”.

Insieme al dibattito sull’individuazione o meno di questa mano accanto a quella di Giotto e alla sua valutazione critica, la discussione specialistica verte sulla datazione della Croce: secondo alcuni essa è collocabile intorno al 1310-15, secondo altri si può spingere invece verso gli anni Venti del Trecento.

Tecnica e stato di conservazione

Il dipinto è realizzato secondo i criteri canonici della pittura fiorentina del tempo, la versione che Giotto stesso aveva fissato con le sue opere e che rimarrà come una regola costante per circa un secolo: solido supporto in legno di pioppo, strati preparatori complessi composti da una tela di lino e da due strati di gesso e colla, strati pittorici sottili a tempera ad uovo, ricercati effetti decorativi nelle dorature a guazzo e a missione. Particolarità di Giotto è l’inserimento di vetri decorati nell’aureola del Cristo, così come si era rinvenuto nella Croce di Santa Maria Novella.

I danni principali riscontrati riguardavano sia il supporto, con alcune pericolose fratture da risanare, e la superficie pittorica, la cui policromia era pesantemente alterata dall’accumulo di sporco e materiale vario di deposito (dal fumo delle candele, ad una patinatura a gomma vegetale, all’inquinamento atmosferico moderno). Erano poi evidenti alcuni danni antichi accidentali che avevano causato alcune rotture nella cornice ed ammaccature nella pittura, e danni da percolazioni di acqua che avevano causato la perdita di alcune limitate porzioni del colore, soprattutto nella zona alta, in corrispondenza del Redentore benedicente.

Il progetto di restauro

Il progetto di restauro si è basato sia sulle precedenti esperienze compiute sulle tavole di Giotto (le più recenti pubblicate in La Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto. Studi e restauro, a cura di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze, 1995, e Giotto la Croce di Santa Maria Novella, a cura di M. Ciatti e M. Seidel, Firenze, 2001), sia su di una nuova ed ampia campagna di indagini diagnostiche conoscitive che sono servite a comprendere la tecnica artistica di realizzazione e lo stato di conservazione dell’opera.

Secondo la metodologia propria del Laboratorio sono state eseguite prime le indagini fisiche non distruttive (senza campionamento): Radiografia X, Fluorescenza UV, Infrarosso FC, Riflettografia IR, Infrarosso BN, Misure di Riflettanza FORS, Fluorescenza x; per ridurre la necessità di indagini chimiche (sezioni stratiografiche, FT-IR, GC-MS) su micro-campioni.

Da un punto di vista tecnico il problema più rilevante è stato costituito dalla messa a punto della tecnica di pulitura, argomento sul quale il Laboratorio sta da anni sperimentando soluzioni innovative meno aggressive per le opere e più sicure per il conseguimento del risultato tecnico e critico desiderato. In questo caso a questa impostazione metodologica, che ha portato nel tempo il Settore di restauro dei dipinti mobili ad applicare nuove classi di materiali solventi acquosi (resin soaps, enzimi, ecc.) sino ad una sperimentale ricerca sull’impiego di un nuovo tipo di laser, si è unita l’estrema delicatezza del dipinto, costruito con strati sottilissimi di colore e con una preparazione di base estremamente sensibile ai materiali acquosi. Tutto ciò ha comportato una complessa fase di ricerca, sperimentazione e messa a punto di formulazioni specificatamente preparate per questo intervento.

Il progetto così definito ha previsto dunque per prima la pulitura dell’opera, che ha conseguito un eccezionale risultato. Oltre alla straordinaria bellezza della materia pittorica, risulta più evidente l’alta qualità del dipinto che ne conferma ulteriormente la diretta paternità giottesca, sia pur con la costante presenza di collaboratori come in tutte le sue opere della maturità. Successivamente si è proseguito con il risanamento strutturale sia del tavolato sia della struttura di sostegno posteriore, nella quale è stata ricostruita una parte mancante e consolidate le altre. Si è così potuto passare allora alla fase di stuccatura, di elaborazione della superficie e di reintegrazione delle lacune. Quest’ultima è stata compiuta impiegando la tecnica differenziata e reversibile della “selezione cromatica”, sia per le campiture pittoriche sia per le dorature, limitando però l’intervento allo stretto indispensabile.

Ricollocazione e conservazione

Una parte importante del progetto è consistita in una serie di provvedimenti e di scelte collegate alla futura conservazione della Croce, sia affidandosi a materiali protettivi da applicare al supporto ligneo, sia ad una attenta scelta della nuova collocazione all’interno della chiesa, così da coniugare buone condizioni microclimatiche con una corretta fruizione da parte del pubblico.

In collaborazione con la Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Firenze (con esclusione della città per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico), Pistoia e Prato la nuova collocazione è stata individuata nella cappella rialzata del transetto sinistra che presenta ancora le volte gotiche dell’antica costruzione e consente una corretta lettura dal basso, come quando era originariamente collocata sul tramezzo della chiesa.

Le condizioni microclimatiche ambientali sono già state verificate saranno poi monitorate dopo la ricollocazione a cura del Settore di Climatologia e Conservazione preventiva di questo OPD.

Pubblicazione

In occasione dell’inaugurazione, prevista per il 6 novembre 2010, sarà pubblicato un volume dedicato allo studio ed alla presentazione dell’intervento di restauro dal titolo L’officina di Giotto. Il restauro della Croce di Ognissanti, a cura di Marco Ciatti, 28° volume della collana Problemi di conservazione e restauro, edita da Edifir-Edizioni Firenze.

 

 


Giotto, Croce dipinta, Firenze, Chiesa di Ognissanti

Il restauro è stato compiuto dal Settore Dipinti mobili dell'Opificio delle Pietre Dure - Firenze

Soprintendenti: Cristina Acidini, fino all'aprile 2008, Bruno Santi, Isabella Lapi Ballerini, dal marzo 2009

Direzione dei lavori: Marco Ciatti e Cecilia Frosinini

Direzione tecnica e restauro: Paola Bracco, Ottavio Ciappi, per la parte pittorica, con la partecipazione di Anna Marie Hilling e la collaborazione di Kyoko Nakahara e Cesare Pagliero; Ciro Castelli, Mauro Parri, Andrea Santacesaria per il supporto ligneo, con la collaborazione di Aldo Manzo, Marco Rossi, Giancarlo Penza, Rocco Spina.

La disinfestazione anossica è stata realizzata con il generoso contributo della ditta R. G. I. Resource Group Integrator S.r.l.

Controllo microclimatico e conservazione preventiva

Settore Climatologia e Conservazione Preventiva

Direzione dei lavori: Roberto Boddi

Direzione tecnica: Roberto Boddi con la collaborazione di Sandra Cassi

Collaborazione scientifica: Fabio Sciurpi, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura Dipartimento di Tecnologie dell'Architettura e Design "Pierluigi Spadolini"

Indagini Scientifiche:

Laboratorio Scientifico OPD: coordinatore Daniela Pinna

Indagini diagnostiche eseguite da: Alfredo Aldrovandi, Ottavio Ciappi (OPD): Radiografia Rx

Roberto Bellucci (OPD), con la collaborazione di Sara Micheli e Mattia Patti: Riflettografia IR con scanner ad alta definizione in collaborazione con l'INO-CNR di Firenze, Gruppo Beni Culturali diretto da Luca Pezzati

Carlo Galliano Lalli, Giancarlo Lanterna, Maria Rizzi, Isetta Tosini, Andrea Cagnini, Monica Galeotti (OPD), con la collaborazione di Romina Bonaldo, Natalia Cavalca e Federica Innocenti: analisi chimiche (FTIR, SED/EDS)

Alfredo Aldrovandi, Sergio Cipriani (OPD), con la collaborazione di Annette Keller: Fluorescenza UV, Infrarosso Falso Colore e Infrarosso Bianco Nero

con la gentile collaborazione di:

Claudio Seccaroni, Pietro Moioli (ENEA, Roma): Fluorescenza x (XRF)

Mauro Bacci, Giulia Casari, Marcello Picollo, Bruno Radicati (IFACCNR, Firenze): Misure spettrometriche in riflettanza mediante fibre ottiche (FORS)

Documentazione

Le fotografie dell'opera e la documentazione del restauro sono state eseguite dal Laboratorio fotografico dell'OPD

Direzione: Alfredo Aldrovandi

Fotografi: Fabrizio Cinotti, Sergio Cipriani, con la collaborazione di Annette Keller

Rilievi grafici: Anna-Marie Hilling, Kyoko Nakahara

Disegni Autocad: Anna-Marie Hilling, Andrea Santacesaria

Tutela e ricollocazione

Anna Bisceglia, Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Vincenzo Vaccaro, Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Firenze (con esclusione della città per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico), Pistoia e Prato

Il supporto per la Croce e gli altri lavori necessari per la ricollocazione sono stati progettati e diretti da EUROPLAN servizio progettazione e consulenze srl Firenze: Stefano Merilli, Stefano Picchi, Pierluigi Rizzi, Gerardo Rizzi, Elisabetta Tacchinardi

Opere di fabbro: Valerio Giannerini & C sas - Calenzano (FI)

Opere di falegname: Rangoni Basilio S.r.l. - Firenze

Opere di elettricista:Fagioli & Cappelli impianti elettrici - Firenze

La movimentazione dell'opera è stata realizzata dalla ditta Arteria S.r.l., sede operativa di Firenze diretta da Mara Martini con la collaborazione di Carmine Pepe

L'impianto di illuminazione è stato realizzato dalla ditta Nord Light S.p.A. - società del gruppo ARTEMIDE

Sponsor

Il restauro e la ricollocazione dell'opera sono stati possibili grazie al generoso contributo di Arterìa S.r.l. Si ringraziano il Presidente Alvise di Canossa, il Vice-Presidente Danilo Maitti, l'Amministratore Delegato Antonio Addari, il Direttore della sede di Firenze Mara Martini.

L'impianto di illuminazione è stato generosamente offerto da Nord Light S.p.A. - società del gruppo ARTEMIDE. Si ringraziano l'Amministratore Delegato Rualdo Martini, il Direttore Generale Michele Gismondi e l'Ingegnere Andrea Giorgi.