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Progetto Tebaidi del Sud Italia

Il governo giapponese finanzierà per i prossimi quattro anni un progetto di ricerca, condotto da Università di Kanazawa e OPD di Firenze, sulle pitture murali del sud Italia.

Visti i determinanti risultati ottenuti con il restauro degli affreschi della Cappella Maggiore di Santa Croce a Firenze - finanziato in massima parte da un mecenate giapponese attraverso l'Università di Kanazawa e eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure - il governo giapponese ha accolto la richiesta di finanziamento presentata dall'Università di Kanazawa per un progetto di ricerca diagnostica e di documentazione sulla tecnica esecutiva e sullo stato di conservazione delle pitture murali del territorio peninsulare sud-italiano, con particolare riguardo al periodo bizantino e altomedievale.

Il progetto, generato da un interesse per la materia di Takaharu Miyashita, professore di Storia dell'Arte Occidentale dell'Università di Kanazawa, è stato prontamente condiviso dall'Opificio delle Pietre Dure, già da anni in rapporto con l'Università giapponese, e in particolare col Dipartimento diretto dal Prof. Miyashita.

Il progetto di ricerca, i cui risultati confluiranno in un archivio digitale, è finalizzato ad acquisire una maggiore conoscenza su un segmento importante del patrimonio artistico italiano, poco conosciuto ma assolutamente unico, caratterizzato da chiese, cappelle e siti rupestri di tipo cenobitico, frutto dell'insediamento di monaci ortodossi provenienti da Oriente e Sicilia verificatosi fra il VI e l'XI secolo in regioni come la Calabria, la Lucania e la Puglia. Si tratta per lo più di cenobi o singoli insediamenti disseminati in territori impervi, lontani dai percorsi abituali e turistici, e dunque fonte preziosa di possibili e nuove acquisizioni scientifiche, dal momento che i principali studi sull'argomento sono piuttosto remoti nel tempo. La particolarità di queste singolari testimonianze artistico-architettoniche è il fatto che si relazionano ai più conosciuti esempi di chiese e cenobi rupestri esistenti nell'intera area medio orientale, dalla Turchia alla Siria alla Georgia all'Armenia all'Egitto, ovvero nei luoghi di diffusione della proto-cristianità.

Il progetto ha un valore particolarmente innovativo dal momento che non esiste una conoscenza organica e di ampio raggio sulla tecnica esecutiva e sulle tipologie della pittura murale di area bizantina medio-orientale. In tal senso lo studio della "versione" italiana di quel fenomeno storico-artistico potrà costituire un punto di riferimento per le acquisizioni future riguardanti il più vasto patrimonio di chiese rupestri del bacino Mediterraneo.

La ricerca riguarderà un campione significativo di chiese e siti rupestri nell'area territoriale e cronologica indicata, tale da consentire una rappresentatività delle varie tipologie decorative.

Per la conoscenza delle tecnica artistica si prevede un protocollo di indagini diagnostiche secondo la lunga competenza acquisita dall'Opificio delle Pietre Dure nel campo: a iniziare da quelle ottiche non invasive o di imaging, cioè fotografie in luce diffusa e radente che servono a mappare la superfici, cui vanno a sovrapporsi tecniche di rilevazione ottica a varie lunghezze d'onda (Infrarosso, Ultra violetto ecc); per continuare con indagini non invasive puntuali (Fluorescenza X, Fors e colorimetria; FT-IR, ecc.) che danno informazioni sulla natura chimica dei materiali costitutivi; per poi raffinare la ricerca attraverso indagini chimiche (micro-prelievi) volte alla conoscenza delle stratigrafie e dei materiali di sintesi chimica prodotti dal processo tecnico della carbonatazione o dalle cause di degrado.

Per la realizzazione del progetto, l'Opificio delle Pietre Dure metterà a disposizione i propri settori tecnici e scientifici, ovvero il Settore di Restauro delle Pitture Murali, i Laboratori Scientifici (chimico, fisica, micro-biologia), il Laboratorio Fotografico; curerà inoltre il coordinamento con altri Enti di Ricerca e Universitari italiani con cui abitualmente collabora; mentre l'Università di Kanazawa ha appositamente costituito un Centro di Ricerca sulla Pittura Murale Italiana, unico in tutto l'Oriente, che coordinerà la gestione economica e il coinvolgimento delle alte tecnologie giapponesi.

L'Università di Kanazawa, inoltre, attraverso la collaborazione al progetto dei propri esperti scientifici, parteciperà all'intervento diagnostico collaborando all'analisi chimica dell'intonaco e alla documentazione degli spazio architettonici e delle superfici delle pareti dipinte con tecnologia laser scanner. Si interesserà, inoltre, di studiare, nei casi in cui questo sia di interesse, un nuovo sistema dell'illuminazione.

Il finanziamento generale ha una previsione di 300.000.000 di Yen, con un primo lotto già finanziato di 83.000.000 di Yen per l'anno accademico aprile 2010- marzo 2011.

Altra finalità del progetto è quella di coniugare la massima tecnologia moderna con la fruizione di questi luoghi, dotandoli, sia nel corso della ricerca che, eventualmente, per il futuro, di una illuminazione di tipo OLED (Organic Electronics), vera e propria rivoluzione illuminotecnica, ovvero corpi illuminanti maneggevoli, dal minimo consumo, facilmente ricaricabili a batteria, caratterizzati inoltre da una bassissima emissione di ultravioletti, e che dunque rappresentano una nuova frontiera anche per l'illuminazione monumentale e museale.

Qualora si ravvisino necessità impellenti legate allo stato di conservazione delle pitture murali sottoposte a indagine, anche per favorire l'applicazione delle tecniche diagnostiche, l'Opificio, da parte sua, in accordo con l'Ente di tutela, potrà provvedere ad operazioni di pronto intervento e conservazione preventiva localizzata.


Riferimenti

Responsabili del progetto:

Opificio delle Pietre Dure: Soprintendente

Università di Kanazawa: Rettore Shinichi Nakamura

Direzione del Progetto:

Opificio delle Pietre Dure: Cecilia Frosinini

Università di Kanazawa: Takaharu Miyashita

 

Materiali scaricabili

Intervista all'ex Soprintendente OPD Isabella Lapi Ballerini qui

L'Opificio fra presente e futuro di Isabella Lapi Ballerini, in "OPD. Restauro", 22, 2010 qui 

(Editoriale scaricabile in PDF)