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Storia conservativa

Le decorazioni di entrambe le cappelle furono occultate, forse già nel Settecento, secondo una moda che di fatto permise la scialbatura di importanti cicli pittorici antichi nelle chiese fiorentine poiché non più rispondenti al gusto imperante in quel periodo.

Nel 1841, sulla scia del clamore suscitato dalla riscoperta del ciclo di pitture giottesche venute in luce l'anno precedente, anch'esse sotto una scialbatura a calce, nella Cappella della Maddalena nel Palazzo del Bargello,  inizia nella Cappella Peruzzi la campagna di riscopritura delle pitture. I dipinti furono riscoperti e restaurati, con vistose e arbitrare integrazioni, delle lacune da Antonio Marini e dal suo allievo Pietro Pezzati.

Per quanto riguarda la cappella Bardi, la decorazione fu riscoperta, pochi anni dopo, a metà Ottocento dal pittore restauratore Gaetano Bianchi che integrò mimeticamente le lacune lasciate anche dalla rimozione di due monumenti funebri, la cui collocazione provocò la distruzione parziale del ciclo pittorico. Non si trattava di piccole lacune disperse nel tessuto figurativo come nella adiacente cappella, ma di grandi perdite che frammentavano il testo pittorico delle due scene del primo registro. Fu scelto un intervento che portasse ad una completa ricostituzione dell'originario impianto decorativo ricostruendo in maniera arbitraria, a buon fresco, tutte le mancanze presenti sulle scene.

La rimozione dello scialbo e le ridipinture successive che hanno integrato totalmente la decorazione giottesca hanno compromesso la conservazione della pittura. Vennero infatti utilizzati strumenti meccanici e solventi aggressivi che hanno danneggiato pesantemente la delicata pittura a secco della cappella Peruzzi e rovinato, seppure più leggermente, quella della Bardi eseguita invece a buon fresco.

In occasione della mostra giottesca del 1937 i cicli murali delle due cappelle furono oggetto di un restauro eseguito dalla bottega di Amedeo Benini sotto la direzione di Ugo Procacci. Questo intervento si limitò ad operazioni di manutenzione, quali la spolveratura e la fermatura di piccole porzioni di intonaco, conservando quindi le ripassature e le ricostruzioni ottocentesche.

L'ultimo intervento di restauro che ha interessato entrambe le cappelle è stato curato da Leonetto Tintori nel 1958-61 con la direzione di Ugo Procacci. Durante le fasi di questo restauro furono rimosse le vecchie ridipinture cercando di restituire autenticità ai due cicli giotteschi, trattando le grandi lacune che si venivano a creare con tinta neutra. Questa operazione ha tuttavia messo in risalto la pessima conservazione del ciclo, dovuta alle cospicue lacune degli intonaci e, per la cappella Peruzzi, al cattivo stato di conservazione della pellicola pittorica.

Dopo l'alluvione del 1966 si registra un altro intervento a cura di Leonetto Tintori sulla decorazione a finti marmi del basamento della Cappella Peruzzi, trattati con dei fissativi a base di resine acriliche.

Dal 1983 al 1985 l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze  intervenne su parte della volta, sul lunettone della parete destra e sul basamento della Cappella Peruzzi, dove si erano verificate, in seguito ad infiltrazione di acqua piovana dalle coperture, manifestazioni di degrado sugli intonaci e sulla pellicola pittorica. In queste aeree erano presenti numerosi sollevamenti e distacchi degli intonaci ed esfoliazione della pellicola pittorica. Le analisi chimiche effettuate avevano individuato nella solfatazione la principale causa delle manifestazioni di degrado. Per questo motivo durante il restauro, dopo un preconsolidamento con caseinato di ammonio e con resina acrilica, e dopo una leggera pulitura, è stato effettuato un trattamento desolfatante con idrossido di bario. Nella parte interessata dall'intervento conservativo fu parzialmente revisionata anche la reintegrazione pittorica eseguita da Tintori.


Sempre a cura dell'Opificio delle Pietre Dure, nel 2002, in occasione di un Convegno di studio sulla tecnica delle pitture murali di Giotto che si tenne a Padova nel novembre dello stesso anno (Convegno Internazionale di Studi Giotto e la Cappella Scrovegni dopo i recenti restauri, Padova, Basilica di Santa Giustina, 21-23 novembre 2002), è stata effettuata una ricognizione, su di un ponteggio mobile, delle superfici dipinte delle due cappelle. In questa occasione oltre all'osservazione visiva sono state compiute alcune campagne diagnostiche: in particolare sono state effettuate, in alcune aeree ritenute più significative, delle riprese fotografiche a luce radente e con fluorescenza UV. Inoltre per approfondire le informazioni sulla tecnica esecutiva dei dipinti sono stati effettuati una ristretta serie di micro prelievi  su cui sono state compiute indagini scientifiche (osservazione stratigrafica al microscopio ottico, reazioni
istochimiche e microchimiche su sezione, osservazione stratigrafica al microscopio elettronico a scansione).