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Storia del complesso religioso

Il monastero è situato ai margini del quartiere di Santa Croce e nasce dalla volontà testamentaria di Ser Niccolò Manetto di Buonagiunta, notaio originario di Castelfiorentino.

In assenza di eredi maschi, Ser Niccolò aveva deciso di devolvere tutti i suoi averi per la costruzione di un monastero da intitolare a Santa Verdiana, patrona di Castelfiorentino.

Ser Niccolò era diventato a tutti gli effetti un civis florentinus, come dimostra il suo stesso testamento redatto il 19 febbraio 1391, e sposa Bartolommea di Marco di Francesco della nobile famiglia degli Alberti. Dal loro matrimonio nacquero la figlia Margherita e il tanto attesto figlio maschio che di fatto morì in tenera età, permettendo l'esecuzione delle volontà testamentarie.

Non si conoscono le motivazioni che portarono alla scelta del luogo su cui sorge attualmente il monastero, molto probabilmente la scelta ricadde sul quartiere di Santa Croce perché fu quello in cui risiedette la famiglia del notaio.

La fabbrica del complesso ebbe inizio nel 1395 e alla metà del 1400 i lavori dovevano essere già terminati, tant'è che si decise di insediarvi le monache appartenenti alla regola della Beata Umiltà. Il monastero fu poi intitolato a San Giovanni Gualberto e alla Beata Verdiana.

Nel 1425 si avviò la seconda fase dei lavori grazie al denaro ricavato dalle doti delle monache e dalle rendite dei terreni lasciati da Ser Niccolò. La terza fase dei lavori avvenne in due momenti, ciascuno dei quali della durata di un anno, ad un decennio di distanza l'uno dall'altro: dal luglio del 1463 al luglio dell'anno successivo e dal marzo del 1472 al 1473. I primi lavori furono resi possibili grazie alla donazione fatta nel 1462 da parte della famiglia Medici. Promotori di questa generosa offerta furono Giovanni de' Medici, figlio di Cosimo il Vecchio, e la consorte Ginevra degli Alessandri. La scelta di Santa Verdiana come ente beneficiario non fu casuale, ma dettata dai legami familiari che univano la famiglia Medici con Piera di Bivigliano, badessa del monastero dal 1451.

Dagli studi e dalle ricerche effettuate, si ha l'impressione di un monastero ben inserito nel vivace tessuto cittadino tanto da essere oggetto di interesse anche della famiglia Medicea. Sono stati rintracciati anche pagamenti a favore di artisti quali Agnolo Bandino, Lorenzo di Niccolò, allievo del più noto Gerini, Bettino di Zanobi, Contro di Giovanni e Francesco di Scolaio senza dimenticare la presenza di Paolo Schiavo pittore legato alla famiglia Medici.

L'immagine di Santa Verdiana fu la prima opera di pittura eseguita il 19 aprile del 1398 quando il monastero era ancora un cantiere. Attualmente di questa prima immagine della santa si è perso ogni traccia, probabilmente è andata definitivamente perduta o è stata scialbata da interventi successivi.

Le pitture murali con le Storie di Santa Verdiana sono conservate all'interno della cappella a lei dedicata, situata al piano terreno, all'incrocio tra il braccio settentrionale e quello orientale del chiostro. La struttura della cappella è molto più antica delle pitture conservate al suo interno, quasi sicuramente appartiene agli edifici trecenteschi preesistenti al momento dell'acquisizione e trasformazione del complesso tramite il lascito testamentario.

Le Storie di Santa Verdiana, raffigurate sulla parete dietro l'altare, sono ascrivibili introno al 1460-1470 mentre le restanti decorazioni sono più tarde. L'ignoto autore di queste pitture non è rintracciabile dalla documentazione d'archivio andata persa nel corso del tempo: i pochi autori rintracciati nei documenti superstiti non consentono di stabilire con certezza la paternità dell'opera.

Con le soppressioni napoleoniche il complesso cambiò la propria destinazione d'uso e fu poi adibito a carcere femminile stravolgendone la struttura architettonica interna.

L'alluvione di Firenze del 1966 non risparmiò il complesso che subì diversi danni. Solo verso la fine degli anni Ottanta del Novecento, quando il carcere si trasferì a Sollicciano, il Comune di Firenze, proprietario dell'immobile, provvide ad un recupero e risanamento dell'edificio per adibirlo a polo didattico della Facoltà di Architettura.