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Simone Talenti, San Giovanni Evangelista

FIRENZE, ISTITUTO DEGLI INNOCENTI

L’intervento di restauro ha visto coinvolto l’Opificio delle Pietre Dure per volere del Museo dell’Istituto degli Innocenti in accordo con la Soprintendenza. Il lavoro è stato compiuto dal restauratore del Settore Materiali Lapidei, Isidoro Castello, con la collaborazione di due allievi della Scuola di Alta Formazione dell’OPD.

L’opera in questione è caduta in una sorta di oblio a causa della rimozione dal luogo di destinazione, ossia una delle nicchie di Orsanmichele, e il trasferimento prima agli Innocenti, poi al Bargello a causa dei visibili danni presenti (caduta di una mano e mutilazione dell’altra), e poi di nuovo all’Istituto degli Innocenti dove, dopo un periodo di esposizione al pubblico, è stata spostata nei depositi. Solo con il nuovo allestimento del Museo degli Innocenti si decise, nel 2004, di avviarne il restauro coinvolgendo l’Opificio.

L’intervento conclusosi nel 2006, ha restituito il San Giovanni Evangelista alla cittadinanza permettendo di apprezzarne l’elevata qualità sia per quanto riguarda la materia che per l’abilità dell’autore Simone Talenti.

ORGANIGRAMMA

  • Per l’OPD: da Cristina Acidini (soprintendente), Laura Speranza (direttore del restauro), Isidoro Castello (restauratore) con gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure Dania del Buono e Leonardo Pagni.
  • Indagini scientifiche: Simone Porcinai (Laboratorio Scientifico dell’OPD); Giuseppe Sabatini e Marco Giamello (Università di Siena).

 

STORIA

Il San Giovanni Evangelista è stato realizzato per una delle nicchie di Orsanmichele ed è generalmente collegato a un acquisto del 1377 da parte dell’Arte della Lana di “un blocco di marmo di Pisa” per realizzarvi il santo patrono. Fu destinata al tabernacolo tra via de’ Lamberti e via Calzaiuoli, da dove però venne rimossa a principio del Cinquecento e sostituita con la statua in bronzo di Baccio da Montelupo.

Il San Giovanni venne spostato allo Spedale degli Innocenti, che faceva parte della corporazione dell’Arte della Lana, ed esposto in uno degli orti. Sul finire dell’Ottocento, a causa dei visibili danni alla scultura che avevano portato alla caduta di una mano e alla mutilazione dell’altra, si decise di ricoverarla al Bargello da dove fu ritirata solo nel 1915 per esporla di nuovo al Museo degli Innocenti. Successivamente, a seguito dell’alluvione del 1966, fu trasferita nei depositi dov’è rimasta imballata, avvolta in un telo di iuta che ha lasciato dei segni evidenti sul marmo, chiusa in una cassa di legno, fino al 2003.

Da Gert Kreytenberg è stata attribuita a Simone Talenti, attivo intorno agli anni cinquanta del Trecento nei cantieri di Santa Maria del Fiore, della Loggia dei Lanzi e di Orsanmichele. La scultura è stata realizzata mostrando grande attenzione alla resa dei volumi e all’espressività del volto, molto vicino agli esiti pittorici contemporanei. A questo bisogna aggiungere che l’intera scultura era in origine dipinta in superficie e ne sono rimaste solo poche e esili tracce.

 

TECNICA ESECUTIVA

L’opera è costituita da un unico blocco di marmo statuario lavorato a ferro e mazzuolo. La parte retrostante, nonostante non fosse visibile perché la statua era da collocarsi in una nicchia, è stata lavorata inizialmente con subbia e gradina fino ad arrivare a un trattamento del materiale buono e non superficiale. La parte frontale è finemente rifinita e trattata per ottenere una lucidità di superficie. Anche i due basamenti presentano una simile lavorazione e recano la scritta a caratteri gotici “SANTUS JOHES EVANGELISTA”. Il basamento senza iscrizione si presume realizzato in epoca successiva.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

La scultura in origine esposta all’aperto presentava tutte le problematiche tipiche di una simile esposizione: alterazione cromatica dovuta agli agenti atmosferici e al deposito del particellato sulla superficie; l’azione condotta dagli agenti biodeteriogeni come alghe, muschi e licheni; danni causati dall’uomo negli spostamenti che ha subito la scultura e a causa di interventi di restauro pregressi che hanno adoperato lane metalliche o polveri che hanno causato l’abrasione della superficie; patine legate all’ossidazione e segni dovuti al contatto prolungato con il telo di iuta che ha lasciato una sorta di “impronta”.

L’opera non ha un appoggio stabile perché manca parte del materiale della base, mancanza che ha provocato una fenditura che attraversa l’intera base per circa 60 cm e un’altra per tutta la circonferenza di uno dei basamenti. In generale su tutta l’opera vi sono numerose rotture e scheggiature in particolare sulle pieghe del panneggio e nelle parti più aggettanti.

 

INTERVENTO DI RESTAURO

Si è proceduto inizialmente con la spolveratura mediante pennelli a setola morbida e un microaspiratore, rimuovendo anche le nidificazioni degli insetti. Gli schizzi e le gocciolature di calce sono stati rimossi con il bisturi dopo averli ammorbiditi. La malta di congiunzione con il basamento è stata abbassata con mazzuolo e scalpello, ammorbidita con impacchi di cotone idrofilo e acqua deionizzata e, successivamente, eliminata con spazzolini e bisturi.

Le prove di pulitura per la scelta della metodologia più adatta, sono state fatte nella parte inferiore a tergo. Si è optato per l’applicazione di impacchi con acqua deionizzata in sepiolite e Arbocel su carta giapponese, lasciando un tempo di contatto di circa un’ora e mezzo. Laddove si era davanti a sostanze dalla natura più grassa è stato aggiunto un tensioattivo per facilitarne la rimozione.

Ogni impacco è stato seguito da abbondanti risciacqui con acqua deionizzata.

Dopo la prima fase di pulitura sono già emerse tracce di preparazione e di policromia, confermate dalle indagini condotte dal Laboratorio Scientifico a seguito di microprelievi effettuati.

Sulla parte frontale del basamento della scultura sono stati effettuati impacchi di sepiolite con cloruro di benzalconio al 5% su carta giapponese, seguiti da abbondanti risciacqui. È emerso uno spesso strato di calcare che è stato eliminato con impacchi di resina a scambio ionico.

Terminata la pulitura restavano ancora delle macchie più o meno estese in diverse zone che si è deciso di trattare con il laser Q-switching per uniformare l’insieme e preservare le tracce di policroma della superficie.

La fenditura di uno dei basamenti è stata trattata con resina; dopo la pulitura si è fatta evidente una frattura passante nella parte laterale del San Giovanni che è stata trattata rinforzandola con Araldite e spolverando polvere di marmo per consentire la tenuta della stuccatura con PLM/S, polvere di marmo e Acril AC 33 al 4%.

 

BIBLIOGRAFIA

Isidoro Castello, Alessandra Griffo, San Giovanni Evangelista, 1377 ca. Simone Talenti (1330/1340-1381) Firenze, Istituto degli Innocenti, in “OPD. Restauro”, 19, 2007, pp. 278-285.

Per un discorso più ampio sull’intero progetto di Orsanmichele cfr. Orsanmichele and the history and preservation of the civic Monument (proceeding of the symposium organized by the Center of Advanced Study in the Visual Arts, National Gallery of Art. The symposium was held in Washington October 7, 2005 and in Florence October 12-13, 2006), edited by Carl Brandon Strehlke, Yale University Press, 2012.

L’opera è esposta alla mostra in corso presso gli Uffizi dal titolo Bagliori Dorati. Il gotico internazionale a Firenze 1375-1440.

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