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Progetto Giardino di Boboli

L’intervento di restauro ha impegnato il settore Lapideo dell’OPD da luglio ad ottobre 2007 coinvolgendo anche gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto. Si è trattato, infatti, di un cantiere scuola che ha previsto la scelta di un’opera con tipologie di degrado significative per poter istruire gli allievi sui più opportuni metodi di intervento.

Il restauro si è svolto all’interno del Giardino di Boboli, e ha riguardato il campionamento per l’identificazione dei materiali presenti, la pulitura, la rimozione degli elementi e materiali non pertinenti, lo smontaggio, la rimozione dei graffiti, l’applicazione di trattamenti di prevenzione da attacchi biologici, nonché la stesura del protettivo,  e il risarcimento di alcune lacune.

ORGANIGRAMMA

  • Per l’OPD: da Cristina Acidini (soprintendente), Alessandra Griffo (direttore del restauro), Isidoro      Castello (restauratore) con gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’OPD Irene Giovacchini, Eleonora Gioventù, Marta Gòmez Ubierna, Giuseppe Onesti e Stefano Pasolini.

 

Arte Romana – Bacco, copia I secolo d.C. (con rifacimenti sette-ottocenteschi)

STORIA

La scultura risalente al I secolo d.C., copia romana di un originale greco, è stata interessata da un’azione di rifacimento tra Sette e Ottocento.

L’impiego di marmi antichi all’interno del Giardino di Boboli era usuale già a metà del XVI secolo. Si deve però all’età lorenese il vero e proprio trionfo dell’antico in Giardino. Con Pietro Leopoldo e Ferdinando III si creano buona parte degli spazi attuali e si dedica particolare attenzione all’Emiciclo oltre l’Isola, preceduto dal Viale dei Cipressi, e al Teatro. L’intento era quello di organizzare in modo più aulico gli spazi e di dare ulteriore lustro al casato che, in questo modo, poteva esporre un numero maggiore di antichità, in alcuni casi conservate in precedenza agli Uffizi. In quel periodo, inoltre, si cercava la completezza degli oggetti e si andava a ricreare il perduto chiamando degli scultori che si occupassero di rifare tutte le parti mancanti agli originali rispettando il più possibile lo stile della figura.

TECNICA ESECUTIVA

La figura, realizzata a tutto tondo, è stata lavorata tradizionalmente con ferro e mazzuolo; l’uso del trapano è visibile nella capigliatura e sui grappoli d’uva sia antichi che di rifacimento. La parte antica, ossia il busto, la testa e le braccia, da un monolite di marmo bianco probabilmente di provenienza orientale; la parte sette-ottocentesca, gambe, puntello sinistro e piedistallo con marmo ordinario di Carrara. Il basamento architettonico su cui poggia l’intera figura ha delle parti modanate, probabilmente realizzate mediante macchine, che incorniciano specchiature in marmo rosso proveniente da La Spezia e uno zoccolo rivestito in pietra serena.

  

Michelangelo Nacherino (attr.) - Andromeda

STORIA

Il marmo si trova lungo il Viale dei Cipressi o Viottolone, luogo creato nel corso del Seicento e che dalla sommità della collina conduceva fino all’ampio spazio verso Porta Romana su cui venne creata artificialmente un’isola. Nel 1612 infatti cominciarono i lavori di sterro per creare il Viottolone, i Labirinti, le Ragnaie e le due Cerchiate che lo affiancavano. A completare gli spazi si alternavano lungo il percorso gruppi scultorei che alludono ai miti eroici o a giochi. L’originario progetto di collocazione delle sculture non ci è noto se non raramente nei documenti a causa dei cambi stessi di tematiche voluti dalle reggenti Maria Maddalena d’Austria e Cristina di Lorena per Ferdinando II.

TECNICA ESECUTIVA

Si tratta di una scultura decorativa realizzata a tutto tondo da un unico blocco di marmo bianco con venature grigie proveniente da Carrara. È stato lavorato in modo tradizionale mediante ferro e mazzuolo. Per quanto riguarda il basamento, molto probabilmente le modanature sono state realizzate mediante delle macchine. Si tratta inoltre di un pezzo ottenuto assemblando il marmo bianco modanato di Carrara con specchiature di marmo rosso proveniente da La Spezia e uno zoccolo rivestito in pietra serena.

 

 Cristoforo Stati (attr.)- Giovane nudo seduto

STORIA

Il marmo si trova nella posizione che noi oggi conosciamo dal 1815-1817, periodo in cui venne sistemata l’intera zona di ingresso di Annalena ad opera di Giuseppe Cacialli. La mancanza dell’oggetto tenuto nella mano sinistra ha determinato diverse problematiche attributive sul soggetto dell’opera e di conseguenza sull’autore poiché anche le descrizioni delle statue presenti a  Boboli e redatte nel Settecento non ci aiutano ad identificarlo con precisione. La studiosa Litta Medri lo ha recentemente attribuito a Cristoforo Stati, formatosi a Firenze sul finire del Cinquecento e attivo anche a Roma, ravvisando delle similitudini per quanto riguarda la posa e la resa di alcuni dettagli come i capelli e le rocce con la restante produzione dell’artista.

TECNICA ESECUTIVA

Si tratta di una scultura decorativa realizzata a tutto tondo con la lavorazione tradizionale di ferro e mazzuolo, strumenti di cui sono visibili tracce ad esempio sulla superficie del basamento. Il materiale adoperato è un monolite di marmo bianco presumibilmente di provenienza Apuana.

  

Arte Romana – Senatore romano togato identificato con Scipione l’Africano, II sec. d.C. (con rifacimenti settecenteschi)

STORIA

La scultura risalente al II secolo d.C. e identificata come Scipione l’Africano è stata oggetto di un intervento di completamento nel corso del Settecento.

È bene ricordare che già a metà XVI secolo si era previsto l’impiego di marmi antichi all’interno del Giardino di Boboli. Questa volontà proseguì in epoca successiva fino ad arrivare all’età Lorenese dove si assiste ad un vero e proprio trionfo dell’antico in Giardino. Si deve infatti a Pietro Leopoldo e Ferdinando III il progetto degli spazi così come possiamo ammirarli oggi, dedicando particolare attenzione all’Emiciclo oltre l’Isola, preceduto dal Viale dei Cipressi, e al Teatro. La volontà era essenzialmente quella di un’organizzazione più aulica degli spazi che richiamasse la magniloquenza della famiglia e che, di fatto, permetteva di mostrare la grande presenza di antichità possedute dalla famiglia stessa e in parte esposta agli Uffizi.

Non deve perciò stupire che in un simile “disegno” si cercasse la completezza e numerosi scultori fossero chiamati a completare le sculture acefale o prive di alcune parti. Si trattava, infatti, di una pratica diffusissima già in periodi precedenti a quello Lorenese; ben prima di quella passione e amore nei confronti della frammentarietà dell’antico di cui si ammirava comunque la grandezza e che si deve essenzialmente all’Ottocento e al Romanticismo in particolare.

TECNICA ESECUTIVA

La figura, a tutto tondo, è realizzata con una lavorazione tradizionale di ferro e mazzuolo, e che vede l’impiego del trapano per alcune zone. Si tratta di un unico blocco di marco bianco (forse di provenienza greca), mentre i rifacimenti sono di marmo di Carrara con diffuse venature grigie.

La scultura è poggiata su un basamento rivestito di marmo bianco di Carrara con elementi modanati che incorniciano i quattro lati con specchiature in marmo rosso (breccia rossa appenninica proveniente da La Spezia). Lo zoccolo in basso è in pietra serena.

  

Arte Romana – Settimio Severo Imperatore Romano, II sec. d.C.

STORIA

La scultura risalente al II secolo d.C. e raffigurante Settimio Severo rientra nel progetto avviato già a metà XVI secolo e che prevedeva l’impiego dei marmi antichi all’interno del Giardino di Boboli.

Nel primo periodo, ossia da Cosimo I a Ferdinando I, non abbiamo molte informazioni relative all’arredo statuario del Giardino ma si può immaginare che rispecchi l’uso del tempo di “arredare” con marmi antichi gli spazi, un po’ come accadeva a Roma presso i cardinali o le importanti famiglie nobiliari. Numerosi erano infatti i contatti tra Roma e Firenze, in particolar modo a livello artistico, da cui poter trarre spunto per un nuovo modo di abitare e vivere i giardini e gli spazi aperti.

In età Lorenese, invece, si deve a Pietro Leopoldo e Ferdinando III l’orchestrazione attuale degli spazi. L’utilizzo di pezzi antichi si concentra in particolare nell’Emiciclo oltre l’Isola, preceduto dal Viale dei Cipressi costellato ai lati da numerose sculture, e nel Teatro.

Le motivazioni che spinsero ad un simile intervento all’interno del Giardino vanno rintracciate essenzialmente nella volontà di riorganizzare tutto secondo modelli più aulici e adatti alla residenza granducale oltre che per la grande presenza di antichità conservate in origine in altri complessi, nei depositi e agli Uffizi, nonché acquistati sul mercato.

TECNICA ESECUTIVA

La scultura è poggiata su un basamento rivestito di marmo bianco con elementi modanati che imitano una struttura architettonica interna, nella quale sono inserite le specchiature in marmo rosso di collemandina, in basso vi è una zoccolatura in pietra serena.

La figura, a tutto tondo, è realizzata con una lavorazione tradizionale di ferro e mazzuolo, e che vede l’impiego del trapano per i capelli e la barba.

 

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE OPERE

La collocazione delle opere all’aperto lungo il Viale dei Cipressi o Viottolone le rende soggette agli agenti atmosferici e agli sbalzi di natura igrometrica. La presenza di una folta vegetazione e di canali di raccolta della acque piovane al di sotto del basamento di ogni singola scultura l’hanno resa ulteriolmente vulnerabile. Molto esteso era l’attacco biologico (muschi, alghe, licheni, funghi) che l’aveva alterate cromaticamente al punto da impedirne il riconoscimento dei materiali.

La superficie era compatta ma molto ruvida. Tendeva alla disgregazione a causa dell’erosione e solubilizzazione dell’acqua piovana contenente acidi e all’azione compiuta dai talli dei licheni che, insinuandosi nel marmo, favorivano il passaggio dell’acqua all’interno del materiale fungendo da veicolo di diffusione. Nelle zone meno esposte al dilavamento delle acque piovane si sono formate croste nere costituite da depositi derivanti dall’inquinamento atmosferico, mentre invece in prossimità di grappe e perni vi erano vistose colature di ossidi metallici.

Anche il basamento era soggetto ad attacchi biologici; patine algali; patine dovute a depositi di materiale organico proveniente dalla vegetazione; croste bianche dovute al carbonato di calcio solubilizzato dalla piogge. Vi era, inoltre, un dissesto statico delle modanature che ha provocato l’allargamento delle congiunzioni tra i singoli elementi con il relativo proliferare di materiale organico alimentato dall’umidità presente nell’ambiente. Il marmo rosso delle specchiature presentava una leggera deformazione e numerose lacune. Sulle modanature bianche erano visibili i danni causati dai graffiti eseguiti con matite e pennarelli indelebili.

Sulla gamba sinistra di Andromeda, nello specifico, era anche presente una scritta con pennarello indelebile. Per il Senatore romano togato identificato con Scipione l’Africano, invece, erano evidenti delle discontinuità di materiale e delle linee di frattura tra le diverse parti della figura evidenziate maggiormente dalla presenza di stuccature (in corrispondenza della linea di giunzione tra materiale antico e moderno nella parte inferiore delle gambe; della testa settecentesca; della mano destra; in corrispondenza di un tassello sulla parte superiore della schiena; in due zone piuttosto ampie a mezza altezza nella parte posteriore della figura).

 

INTERVENTO DI RESTAURO

L’intervento di restauro è proceduto seguendo questi punti:

  • Una campagna di indagine con campionatura per determinare gli elementi costitutivi della scultura.
  • Rimozione della biomassa con l’utilizzo di strumenti in legno, spazzole e pennelli in setola morbidi per eliminare i muschi e tutti gli organismi vegetali più abbondanti.
  • Rimozione dei materiali non compatibili frutto di vecchi interventi di restauro e diventati causa di degrado come la presenza di cemento o di elementi metallici, così come di stuccature che ora provocano ulteriore decoesione avendo assolto al compito di raccordo tra le parti.
  • Applicazioni del trattamento biocida con cloruro di benzalconio in acqua demineralizzata mediante impacco supportato da sepiolite e polpa di cellulosa su carta giapponese. Tutta la superficie è stata avvolta in pellicola di polietilene e si è lasciato agire il prodotto per 24 ore. Successivamente si è provveduto a abbondanti risciacqui con acqua. Il trattamento è stato seguito dall’applicazione del perossido di idrogeno 130 volumi a pennello su tutta la superficie, poi sciacquato abbondantemente con acqua demineralizzata.
  • La pulitura effettuata ha permesso di verificare ulteriori problematiche dell’opera prima non visibili come una fessurazione profonda che causa scagliatura e distacco sulla punta del naso; un’ampia fessurazione alla spalla destra; infragilimento del materiale sulla toga che poggia sul braccio destro; una venatura grigia che divide verticalmente la parte destra del viso; un’avanzata erosione e disgregazione in alcuni punti della scultura; un tassello poco stabile su uno dei lembi inferiori della toga.
  • Trattamento desalinizzante, desolfatante      e detergente realizzato con l’applicazione per 24 ore di un impacco supportato da sepiolite su carta giapponese di una soluzione di carbonato d’ammonio e un tensioattivo neutro avvolto in pellicola di polietilene. L’obiettivo era quello di sgrassare e detergere l’intera superficie eliminando i Sali, ossia il gesso e i nitrati, che oltre a consentire il degrado provocano uno sbianchimento della superficie. Rimosso l’impacco l’intera superficie è stata abbondantemente risciacquata. Durante questa fase, con l’ausilio di spazzole, sono state rimosse anche le croste bianche e quelle nere.
  • Rimozione dei graffiti che, essendo parzialmente coperti da un film protettivo, sono stati eliminati con una soluzione di carbonato d’ammonio e benzalconio cloruro supportato con sepiolite e carta giapponese.
  • Trattamento di prevenzione da attacco biologico adoperando Algophase applicato a pennello su tutta la      superficie.
  • Applicazione del protettivo, ossia dell’ossalato di ammonio diluito in acqua deionizzata e supportato con      polpa di cellulosa. L’ossalato funge sia da protettivo perché crea una barriera resistente agli attacchi esterni connessi ai centri urbani e al loro inquinamento che da strumento utile per la permeabilità dall’acqua      evitandone i ristagni. Il tempo di contatto è stato di 48 ore.
  • Il prodotto è stato applicato sperimentalmente anche su una specchiatura in marmo rosso. Il rischio possibile con i marmi colorati è quello dell’imbianchimento che, in questo caso, non si è manifestato: si è ottenuto un buon risultato sotto l’aspetto del consolidamento della superficie del materiale.
  • Rimozione dei tasselli giudicati poco stabili rimuovendo preventivamente tutti i collanti presenti e adoperando due resine diverse: una interna che ha tempi di catalisi più lunghi e una esterna caricata con polvere micronizzata di marmo che si accorda cromaticamente con il materiale e ne consente una maggiore viscosità, nonché un tempo di catalizzazione più ridotto contenendo quella interna.
  • Rimozione degli elementi architettonici del basamento che erano instabili e prossimi alla caduta che sono stati consolidati e fissati sulla struttura con pasticche di resina epossidica.
  • Nel caso specifico del Senatore romano togato, si è  consolidata la scagliatura del naso con microiniezioni di resina epossidica. Per le altre fessurazioni è stata adoperata calce idraulica PLM a iniezione.
  • Per colmare i vuoti interni tra il materiale antico e gli innesto settecentesco è stata inserita malta idraulica mediante il principio dei vasi comunicanti, ossia sono stati operati due fori nella stuccatura: uno che serviva da sfiato e l’altro per inserimento del materiale.
  • Al posto di stuccare le zone scoperte, come le fughe tra le specchiature in marmo rosso e le cornici del basamento, si è proceduto con l’applicazione di resina epossidica opportunamente “colorata” per accordo cromatico.
  • Le specchiature del basamento sono state trattate a pennello con cera microcristallina.
  • Secondo trattamento protettivo da attacco  biologico con l’applicazione di un’altra stesura di Algophase al di sopra del protettivo superficiale sia sulla figura che sul basamento.

 

BIBLIOGRAFIA

Per un’ampia trattazione sul Giardino di Boboli, le sue sculture ma anche la botanica e l’idraulica, nonché la storia della sua trasformazione si rimanda alla recente pubblicazione Il giardino di Boboli, a cura di Litta Maria  Medri, Milano, 2003.

Bacco_primaBacco_dopoAndromeda_primaAndromeda_dopoGiovane nudo seduto_primaGiovane nudo seduto_dopoScipione_primaScipione_dopoSettimio Severo_primaSettimio Severo_dopo