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Collezione dei modelli in gesso di Jacques Lipchitz

E’ con grande interesse che l’Opificio ha assunto l’incarico del restauro della donazione di Jacques Lipchitz al Comune di Prato, ventuno sculture che costituiranno la mostra “l’Arte del gesso”dal 22 marzo al 26 maggio nelle sale restaurate del Museo di Palazzo Pretorio. Il restauro rappresenta, oltre lo specifico intervento di conservazione, che ha reso una decorosa leggibilità ai manufatti in gesso, anche l’occasione per una ricerca sulla tecnica artistica e sul modo di operare di questo grande scultore del Novecento. Come molti altri artisti Lipchitz subisce il fascino del gesso nel suo progetto creativo, ed è emozionante scoprire, durante il restauro, il significato di queste opere che riacquistano una loro autonoma identità. La conservazione di questa collezione è un’operazione culturale importante, che oltre ad accrescere la conoscenza della produzione artistica di Lipchitz, definisce lo stretto legame che hanno i modelli preparatori in gesso nel processo creativo delle sue opere.

L’Opificio delle Pietre Dure si occupa della conservazione dei modelli in gesso da molti anni. L’alluvione di Firenze nel 1966 propose con drammatica urgenza il salvataggio delle ingenti raccolte di gessi di Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni che andarono quasi completamente sommerse dalle acque alluvionali. In quella occasione l’Opificio, che ne curò i restauri, mise a punto un’esperienza operativa sui gessi che è da allora proseguita con sistematicità su importanti collezioni come quelle di Rinaldo Carnielo, Libero Andreotti, Marino Marini. Il restauro delle opere in gesso, data l’importanza che riveste la materia nel territorio, è stato inserito fin dalla istituzione della Scuola di Restauro dell’Opificio come materia didattica di laboratorio, e rappresenta un’esperienza fondamentale per gli allievi del Settore Materiali Ceramici, Plastici e Vitrei.

Direzione del restauro:
Laura Speranza

Direzione tecnica:
Rosanna Moradei

Restauratori:
Collaborazione di Chiara Gabriellini, Francesca Rossi e Filippo Tattini