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Assalto finale a Gerusalemme

COMUNICATO STAMPA

Dopo un impegnativo e innovativo restauro presso il Laboratorio Arazzi dell’Opificio delle Pietre Dure, che ha richiesto circa 10.000 ore di lavoro, il monumentale arazzo quattrocentesco che raffigura l’Assalto finale a Gerusalemme sarà in mostra dal prossimo 23 marzo 2013, al Museo Nazionale del Bargello, insieme ad opere di oreficeria recentemente restaurate.

 

L’Assalto finale a Gerusalemme, databile intorno al 1480, proviene dalla manifattura di Tournai, allora centro di eccellenza fiammingo nella produzione di arazzi, oggi città francofona della provincia dei Valloni, in Belgio. Raro esempio in Italia della produzione arazziera antica, è giunto al Bargello con tutta la Collezione Carrand, nel 1888.

02 Arazzo sul tavolo di lavoroLa raffigurazione della presa di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito, avvenuta nel 70 d.C., è ispirata alla narrazione contenuta nel De bello iudaico dello storico Giuseppe Flavio, nell’arazzo è descritta con ingenua vivacità narrativa, ricca di elementi espressionistici, soprattutto nei volti e nelle pose innaturali dei combattenti, a cavallo, caduti, vittoriosi, feriti a morte. La gamma cromatica è particolarmente vivace: spiccano il rosso e l’azzurro (fino alle sfumature del blu) sul beige delle architetture, mentre la presenza del marrone scuro definisce ed esalta il contrasto cromatico.

Al momento del sopralluogo nei depositi del Museo del Bargello, effettuato nel 2006 dall’équipe del Laboratorio dell’Opificio, le sue condizioni conservative apparivano molto compromesse: cucito ad una fodera rigida che ne mascherava le grandi lacune, era soggetto a gravi tensioni che la fodera stessa causava. I colori, spenti e uniformi a causa della sporcizia accumulata, rendevano la scena scarsamente leggibile.

Individuata come argomento della tesi di diploma per due allieve della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio, l’opera è stata trasportata presso il Laboratorio di Restauro degli Arazzi, dove ha avuto luogo l’intervento finalizzato al suo recupero, iniziato nel 2008. Nel corso di quell’anno l’arazzo è stato oggetto di studio, per ricostruirne la storia e i legami con la cultura dell’epoca, e di indagini preliminari, per conoscere la natura dello sporco accumulatosi sulle fibre, le caratteristiche dei filati e per valutare la resistenza al lavaggio delle sostanze coloranti, un’operazione quest’ultima che, eliminando lo strato di grasso e di sporco generico, contribuisce a restituire idratazione alle fibre e leggibilità alla scena. Nello stesso periodo le allieve hanno iniziato anche l’intervento diretto sull’arazzo, consolidandone la struttura, un passaggio indispensabile per restituire leggibilità e continuità alla scena.

All’inizio del 2009 è partita, a opera dell’Opificio delle Pietre Dure e del Museo del Bargello, la ricerca dei fondi per portare avanti e concludere il lungo restauro: grazie a un impegno comune tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Società Arcus s.p.a. (che agisce nell’ambito del MiBac), Ente Cassa di Risparmio di Firenze e Lions Club Firenze Bargello, si è giunti proprio in questo mese alla conclusione del lavoro, e l’arazzo potrà essere esposto, a partire dal prossimo 22 marzo, presso il Museo del Bargello, insieme ad altre opere dello stesso Museo.

Si tratta di alcuni oggetti di oreficeria, coevi dell’arazzo e restaurati anch’essi dall’Opificio fra il 2010 e il 2012, grazie ai finanziamenti ministeriali e (per quanto riguarda il 2012) da quello di Arcus s.p.a.

 

Dati tecnici

Arazzo, lana (ordito); lana e seta (trama), 432 x402 cm

Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 2195 Carrand

Analisi preliminari: Opificio delle Pietre Dure, 2006-2008

Restauro: Opificio delle Pietre Dure, Laboratorio Restauro Arazzi (Firenze, Palazzo Vecchio, Sala delle Bandiere), gennaio 2008 - marzo 2013

Soprintendenti 2008-2013: Cristina Acidini, Bruno Santi, Isabella Lapi Ballerini, Marco Ciatti

Direzione restauro: Clarice Innocenti

Direzione tecnica: Gianna Bacci

Assistente alla direzione tecnica, anno accademico 2008: Laura Bertuzzi

Restauratori: Marta Cimò, con Costanza Albi, Mariangela Corallo, Paola Cortesi, Federica Favaloro, Alice Papi, Patrizia Vaggelli

Stagisti: Marina Zingarelli, Sara Maggiali, Maria Stragapede, Martina Panuccio

Indagini scientifiche: Isetta Tosini, Maria Rizzi (Laboratorio scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure); Primo Brachi (Laboratorio Analisi Prove e Ricerche Tessili, Prato); Maria Perla Colombini, Ilaria Degano (Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di chimica e chimica industriale); Bruno Radicati (già CNR-IFAC)

Referenza Archivio Opificio delle Pietre Dure: GR 12543

Documentazione fotografica: Fabrizio Cinotti, Giuseppe Zicarelli

Realizzazione video: Art Media Studio Firenze

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