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Maestro di Sant'Anastasia, Compianto Cristo morto

Compianto sul Cristo morto

Suggestivo gruppo scultoreo trecentesco in calcare organogeno, originariamente policromo, costituito da Cristo deposto nel sudario, che sta per essere collocato nel sepolcro e sei dolenti a grandezza naturale che lo attorniano su tre lati.

Il complesso di statue, dai caratteri di forte pathos e accentuazioni di tipo espressionistico  capaci di suscitare un intenso coinvolgimento emotivo nel riguardante, è attribuito al Maestro di Sant'Anastasia e collocato cronologicamente nella prima metà del XIV secolo. Esso proviene dalla chiesa del Santo Sepolcro a Caprino Veronese da dove nel 1980 è stato trasferito, per ragioni di sicurezza, nel Museo civico di Villa Carlotti a Caprino.

Ad oggi l'opera, resecata dell'intera parte inferiore corrispondente alle gambe dei dolenti e allo sviluppo inferiore del sudario e del sarcofago, è in restauro nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze per incarico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza. 

Tecnica esecutiva

Le sculture in calcare organogeno, originariamente policrome, non sono scolpite a tutto tondo ma presentano molti dettagli nella parte frontale e laterale e solo segni di sbozzatura sul retro.  

Interventi precedenti

I segni brutali della mutilazione operata sui manufatti con una disomogenea resecazione orizzontale ha comportato la loro riduzione a una serie di busti disarticolati. Questi con la parte inferiore variamente e gravemente scalpellata erano segnati da fessurazioni e rotture di varia entità e un processo diffuso di decoesione del materiale che si sfaldava al solo tatto. Consistenti gli interventi precedenti di risarcimento eseguiti con stuccature di malta cementizia o di gesso, impiegato anche per i rifacimenti delle parti mancanti e vari incollaggi. La superficie si presentava coperta da uno spesso deposito di polveri e alterata da stratificazioni di calce, da cui a tratti affioravano tracce di policromia eseguita a tempera. Dai dati offerti dalle indagini effettuate emerge che le statue policrome siano state nel tempo private gradualmente del colore originale con ridipinture eseguite in date ancora da precisare.

Le fasi operative dell'intervento di restauro degli anni Ottanta del Novecento si sono focalizzate sulla prioritaria urgenza di asportare i sali solubili e nel consolidamento della pietra decoesa. A queste operazioni è seguito il riassemblaggio delle varie parti staccatesi e il fissaggio preventivo dei frammenti di colore recuperati.

Le fessure e alcune lacune sono state puntualmente stuccate sottolivello.

Sulla superficie porosa e con un indice elevato di assorbimento è stato steso un protettivo finale.

Durante l'ultimo intervento di restauro (2000) si è proceduto con l'asportazione dei sali e con  il consolidamento in profondità del materiale costitutivo.

Stato di conservazione

Le condizioni termoigrometriche, avendo subito significative variazioni nel tempo, sono la più importante causa del degrado oggi presente su questi materiali scultorei.

Il terremoto del 2012 in Veneto ha contribuito a peggiorare una condizione di per sé precaria e bisognosa di un intervento urgente sia di tipo attivo (sui materiali) che passivo (sull'ambiente). A causa delle ultime sollecitazioni telluriche le sculture hanno subìto nuovi danni e per questo attorno a ciascuna figura è stata costruita una gabbia lignea per la messa in sicurezza.

In sintesi, le morfologie di degrado presenti sono: perdita quasi completa delle superfici policrome, presenza di sali solubili, fessurazioni, fratturazioni, polverizzazione del materiale, perdita di frammenti e scaglie, distacco di elementi significativi, mancanze. 

Organigramma

Per l'OPD:

  • Marco Ciatti (Soprintendente),

  • Maria Cristina Improta (Direttore del settore restauro materiali lapidei),

  • Paola Franca Lorenzi (Restauratore),

  • Anne-Katrin Potthoff Sapia (Restauratore),

  • Franca Sorella (Restauratore),

  • Filomena Cattivera (Borsista),

  • Alice Maccoppi, Francesca Siena, Eleonora Vittorini (Allievi III anno PFP1 a.a. 2013-2014 - SAFS) 

Indagine ambientale, settore climatologia dell'OPD, Roberto Boddi e Sandra Cassi: controllo microclimatico puntuale dell'ambiente di conservazione delle sculture con data logger (T e UR)

Indagini identificazione materiale lapideo, Dipartimento di Architettura Costruzione Conservazione, Università IUAV di Venezia, Prof. Lorenzo Lazzarini

Indagini petrografiche Dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell'ambiente, Università degli Studi di Siena, Dott. Marco Giamello, Dott. Andrea Scala

Indagini non distruttive: Metodo Panoptes e sistema di controllo delle fasi di pulitura messi a punto dal Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Pisa, Prof.  Pietro Armienti e Dott. David Montagnini, con la collaborazione dell'OPD. 

Documentazione e indagini diagnostiche eseguite

  • Documentazione fotografica in luce Visibile

  • Documentazione grafica in AutoCAD

  • Indagini identificazione materiale lapideo, Prof. Lazzarini L., Università IUAV di Venezia

  • Diffrattometria a raggi X (XRD), Dott. Giamello M., Università degli Studi di Siena

  • Metodo Panoptes e sistema di controllo delle fasi di pulitura, Prof. Armienti P., Università degli Studi di Pisa.

Bibliografia

  • Caiani A., Una “Deposizione sul sepolcro” a Caprino Veronese, in “Arte Veneta” 1967, pp. 195-199

  • Mellini G. L., Scultori veronesi del Trecento, Electa, Milano 1971

  • Vecchiato M., Deposizione sul sepolcro (prima metà sec. XIV). Maestro di Sant'Anastasia, in “Presenze Scaligere veronesi”, Verona 1988, pp. 141-142

  • Pietropoli F., Il Mortorio trecentesco di Caprino restauro e conservazione in “Quaderni Culturali Caprinesi” n.4/2009

  • Gregnanin A., Studi sul Compianto: La pietra del Compianto, in “Quaderni Culturali Caprinesi” n.4/2009

  • Malavolta A., Pietropoli F. (a cura di), Sculture Veronesi del Trecento. Restauri. Grafiche Aurora, Verona 2012