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Servizio consulenza tecnica al restauro materiali archeologici

 

Il restauro archeologico si intreccia, per molti aspetti, con la storia stessa dell'Opificio delle Pietre Dure. Già nel corso del XVI°-XVIII° secolo al restauro delle sculture in marmo di epoca romana per conto del Granduca, che secondo la metodologia dell'epoca comportava la messa in opera mediante perni, con assemblaggi anche assai complessi, di ampie parti di completamento e di integrazione scolpite ex novo, si provvedeva con le stesse maestranze ed in gran parte con le stesse tecniche proprie del laboratorio artistico (o Opificio) destinato alla esecuzione di lavori di scultura ed ornato in materiali lapidei.

A partire dalla fine del XIX secolo, quando l'Opificio si viene definitivamente caratterizzando come istituto preposto esclusivamente al restauro delle "Belle Arti", il restauro archeologico si affranca definitivamente da quei parametri di riferimento esclusivamente di carattere estetico che erano stati alla base degli interventi precedenti. Questa nuova metodologia, relativa ai settori tradizionali di intervento, quelli sui materiali lapidei e musivi, ha modo di esser applicata e di affinarsi utilizzando anche tecniche del tutto innovative e sperimentali, quali quella dello strappo di estese ed unitarie superfici di mosaici pavimentali romani mediante la loro collocazione e successivo trasporto su grandi rulli di legno.

Negli anni trenta di questo secolo i restauratori dell'OPD furono attivi nelle campagne di scavo ed anastilosi archeologiche condotte nelle isole del Dodecaneso, all'epoca sotto dominazione italiana. Al 1938-40 risalgono in particolare gli interventi nel Castello del Gran Maestro a Rodi: gran parte degli splendidi pavimenti in mosaico ed opus sectile databili dal II al V sec. d.C che adornano le numerose sale del Castello provengono dagli scavi archeologici condotti dopo il terremoto del 1933 nell'abitato antico della vicina isola di Coo. I mosaici furono distaccati, ricomposti e rimontati, talora riassemblati, a cura e sotto la guida dei restauratori dell'Opificio Antonio Freni e soprattutto Vittorio Toti, con numerose ed ampie integrazioni in stile, conformemente a quanto veniva richiesto per l'occasione dal committente Governatorato italiano dell'arcipelago: un criterio di restauro prettamente estetico in conformità alla funzione di rappresentanza e decorativa che si intendeva dare ai mosaici antichi, collocati su pavimenti in ambienti costruiti ex novo, nel nuovo assetto funzionale e monumentale assunto dal Castello. Notevole fu anche l'attività del Toti, nominato nel 1941 responsabile dell'Ufficio Archeologico di Coo, nei settori del restauro ceramico e degli affreschi, in un apposito laboratorio di restauro operativo sino al 1948.

Nel corso degli anni '30, restauratori di materiali lapidei dell'Opificio operarono nelle grandi aree archeologiche della Libia, le antiche città romane di Cirene, Sabratha e Leptis Magna, nella anastilosi e nel rimontaggio di elementi strutturali in marmo, spesso interamente decorati da altorilievi ed in Libia l'OPD continuò ad operare nell'ambito dei restauri archeologici anche dopo la guerra, negli anni '60 e '70. Al 1948 risalgono gli interventi di strappo e restauro sui mosaici romani di Torre de Palma, a Vajamont, in Portogallo, al 1956-59 quelli sui mosaici della grande villa romana di Russi (RA), al 1957 sui mosaici romani di Nora (CA).
Nel 1958-59 furono condotti importanti interventi sull'opus sectile e sui mosaici della grande villa romana dei Domizi Enobarbi nell'isola di Giannutri, e nel 1960 furono restaurati e consolidati i mosaici della villa romana di S. Vittore di Cingoli (MC).

Al 1966 risale l'intervento di strappo e primo restauro di un grande mosaico romano di soggetto marino del I° sec.d.C. da una cantina in via Cesalpino ad Arezzo, oggi conservato nei magazzini del museo archeologico "Mecenate".

Al 1973-74 risale il restauro del grande complesso di statue marmoree di epoca giulio-claudia rinvenuto a Roselle nel 1966: eseguito sotto la direzione scientifica di Clelia Laviosa, fu condotto dal settore lapidei dell'OPD e portò alla ricomposizione di una decina di statue e teste, nonché di molte iscrizioni lapidarie, consentendo la esposizione al pubblico dell'eccezionale complesso nel 1975, nel nuovo Museo Archeologico e d'Arte della Maremma di Grosseto.
Nel 1967 e '68 l'Opificio partecipò direttamente con suoi operatori al restauro di uno dei più grandi mosaici del mondo (le dimensioni originali erano di circa 2000 m2), venuto in luce all'epoca da pochi anni, il famoso mosaico policromo a tappeto del IV sec. d.C. dell'agorà di Costanza, in Romania

Direttore
Anna Patera

Direzione Tecnica
Roberto Bonaiuti