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Principali lavori in corso

Progetto “Vittoria alata” – Museo di Santa Giulia a Brescia 

Alcuni specialisti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze  (Settore bronzi, Servizio materiali archeologici, Laboratorio scientifico e Servizio di climatologia) hanno svolto un sopralluogo presso il Museo di Santa Giulia a Brescia per visionare la statua bronzea della Vittoria alata, uno dei pochi bronzi di grandi dimensioni giunti fino a noi.

La statua, ritrovata nel 1826 nel tempio capitolino dell’antica Brixia, simboleggia la dea romana della vittoria e fu forse commissionata dall’imperatore Vespasiano, che potrebbe averne fatto dono alla città dopo il 69 d. C. come ex voto a seguito di un successo militare.

Il sopralluogo richiesto è stato effettuato con lo scopo di raccogliere il maggior numero di dati, anche grazie alla visione diretta del bronzo bresciano, per consentire la progettazione del piano diagnostico e di un successivo e organico intervento conservativo sul bene. 

Fontane pubbliche di Pompei

Nella primavera del 2016 è stata avviata una proficua attività di collaborazione con la Soprintendenza Pompei che ha riguardato un programmato intervento di restauro su dodici fontane pubbliche posizionate lungo il nuovo percorso di visita nell’ambito del Grande Progetto Pompei “Progetto Pompei per tutti - Percorsi per l’accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche”.

L’attività svolta sul campo e, successivamente, in laboratorio, è stata propedeutica alla definizione di una metodologia operativa studiata in relazione alle specifiche esigenze conservative dei singoli manufatti, interessati da fattori di degrado ricorrenti dovuti principalmente all’uso e all’interazione dell’acqua sulle superfici lapidee. 

Corredi tombali dalla necropoli di Tortoreto, loc. Colle Badette (Teramo) 

La necropoli di Colle Badette già scavata nell’Ottocento, ha restituito negli ultimi anni corredi femminili di eccezionale bellezza caratterizzati da ricche parures in bronzo e ornamenti in ambra. Nelle deposizioni funerarie, variamente datate fra IX e VI sec. a. C., sono attestati con frequenza cinturoni bronzei, di squisita fattura, decorati con piccoli ribattini ed anelli. Data l’estrema fragilità di questi elementi i reperti sono stati prelevati in un unico blocco e poi scavati presso il Laboratorio del Settore bronzi e armi antiche dell’Opificio.

Il lavoro è stato condotto in sinergia con la Soprintendenza ABAP dell’Abruzzo. Sono stati valutati e scelti i metodi ottimali per le operazioni di pulitura, consolidamento e protezione degli oggetti. Attualmente è in corso lo studio per la ricollocazione su idonei supporti degli elementi decorativi delle cinture. 

Reperti ceramici dai corredi tombali delle necropoli etrusche di Saturnia e Marsiliana d'Albegna, del VII-VI sec. a.C. 

L’intervento di restauro di questo grande lotto di materiali ha impegnato i tecnici dell’Opificio per alcuni anni ed ha offerto, agli allievi della Scuola di Alta Formazione, la possibilità di cimentarsi con le particolari tematiche legate alla conservazione dei reperti fittili archeologici oltre ad approfondire la conoscenza delle forme vascolari e delle varie tipologie d’impasti. Con la conclusione delle varie fasi dell’intervento conservativo, dalle decine di cassette di frammenti, pervenuti dagli scavi del 1985, è stato possibile ricomporre numerosi vasi, appartenenti a diverse classi della ceramica etrusca: dagli impasti molto depurati, come le figuline etrusco corinzie, i buccheri o la kylix di tipo attico a figure rosse, alle ceramiche più grezze, dette di impasto.    

Dolio in impasto dalla necropoli villanoviana di via Marche (Pisa) 

Nell’ambito del laboratorio di Restauro materiali ceramici archeologici, gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio hanno contribuito alla realizzazione di un problematico intervento conservativo su di un dolium rinvenuto nel corso degli scavi, condotti a Pisa negli anni 2005-2006 nell’area di via Marche e di via Abba, che hanno portato alla luce una necropoli etrusca villanoviana le cui sepolture si datano tra il IX e l’inizio del VII secolo. I numerosi frammenti del grande vaso, date le precarie condizioni dell’impasto ceramico, hanno richiesto l’impiego di particolari attenzioni durante le fasi di pulitura e consolidamento. Anche l’assemblaggio ha costituito un passaggio delicato nel complesso del procedimento conservativo, al termine del quale è stato possibile ricomporre il manufatto nel suo intero, fatto salvo per una porzione del labbro che non è stata integrata perché non necessaria ai fini della leggibilità e staticità del reperto. 

Mosaico romano da Chiusi (Siena) 

Il mosaico oggetto di restauro è stato rinvenuto durante uno scavo archeologico condotto alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. In quella occasione, il piano musivo fu staccato dalla sede originaria e diviso in varie sezioni, poi ricollocate su pannelli di legno.

Il pavimento (superficie stimata 20 mq.) è composto da uno pseudo-emblema rettangolare dominato dalla figura di Dioniso su pantera e da una grande fascia esterna monocroma.

L’attuale intervento conservativo è finalizzato alla ricollocazione delle varie seni su un più idoneo supporto, alla pulitura delle superfici musive e all’integrazione delle lacune (in collaborazione con il Settore Mosaici e commesso in pietre dure OPD).

Galleria Fotografica

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