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Pesaro, Biblioteca Oliveriana - Mappa Oliveriana

Restauro: 2000-2004
Mappamondo di Pesaro (Mappa Oliveriana)
Inchiostro e acquerelli su pergamena, mm 1220 x 2060
Pesaro, Biblioteca Oliveriana

Donata alla biblioteca nel 1904 dal suo direttore, il Marchese Ciro Antaldi Santinelli, la mappa  è un preziosissimo esemplare di planisfero nautico del XVI secolo, uno dei pochi ancora conservati ed il terzo, in ordine di tempo, a rappresentare il "Nuovo Mondo", dopo quelle di Juan de la Cosa (Madrid, Museo Navale) e di Alberto Cantino del 1502 (Modena, Museo Estense).
Priva di ornamentazione, ricca invece di numerosissimi particolari topografici, linee di rotta nautiche e rose dei venti, dobbiamo immaginarne una originaria destinazione d’uso per la navigazione e non per la biblioteca di un principe. Lo confermerebbero anche la presenza di toponimi non in latino, ma portoghese, lingua comunemente in uso da parte degli esploratori la maggior parte dei quali erano di origine portoghese.
D’altra parte il suo autore mostra anche una certa cultura cartografica dimostrando di conoscere la Mappa di Juan de la Cosa e quella di Alberto Cantino, gli schizzi di Caboto e dei navigatori portoghesi, nonché molta della ricca bibliografia cartografica edita tra Quattro e Cinquecento. Tutti questi elementi hanno sempre posto il Mappamondo di Pesaro al centro di un vivacissimo dibattito sull’origine, la destinazione, la funzione, la datazione ed in ultimo sul fatto se l’opera sia da considerarsi finita o no data la mancanza del margine decorato sul lato destro della pergamena.
Dal punto di vista descrittivo la Mappa raffigura interamente l’Europa e l’Africa; dell’Asia è disegnata solo la parte orientale, mentre l’America presenta solo le terre esplorate fino al 1508 circa, anni a cui la critica tende a datare il prezioso Mappamondo di Pesaro.

Tecnica di esecuzione 

Il Mappamondo è stato realizzato a penna e pennello, con inchiostri ed acquerelli su un supporto costituito da otto fogli di pergamena, di dimensioni simili, incollati fra loro scarnendo il verso delle pelle in modo che sul recto si veda solo lievemente la linea di giuntura.

Stato di conservazione

Conservata per lungo tempo arrotolata, la pergamena aveva perduto la planarietà originaria – come si evince osservando soprattutto le riprese a luce radente – e presentava notevoli lacune sul lato destro dove risulta anche priva del margine decorato. Trattandosi inoltre di un assemblaggio di più pergamene, ognuna delle quali ha avuto, com’è naturale, i propri movimenti strutturali, si sono create lungo i margini lacerazioni e deformazioni.
Molto nocivo per lo stato di conservazione è stato il montaggio adottato in passato che consisteva nell’applicazione dell'opera su un pannello di legno mediante l’uso di puntine da disegno e l’inserimento in cornice con il recto a diretto contatto con il vetro.

L'intervento di restauro

Una prima verifica sullo stato di conservazione della Mappa venne effettuata dai restauratori del Settore nel 2000, quando l'opera fu portata in Laboratorio per il controllo del sistema espositivo data l’imminente partenza per la mostra Le Colombiani in Brasile. Verificato che il montaggio entro la cornice risultava assolutamente inadatto, ma non avendo il tempo di intervenire in maniera da renderlo idoneo, si decise di inserire solo un passe-partout e di rimandare ogni altro intervento dopo il ritorno dell’opera in Italia.
In seguito alla mostra le condizioni conservative risultavano ulteriormente compromesse: la leggera ondulazione delle pelli si era trasformata in una forte deformazione dell’intera superficie. Non potendo intervenire separando i fogli si è optato per operare sull’intero manufatto, scelta necessaria che ha reso però l’intervento molto lungo e difficoltoso.
Il restauro ha previsto le seguenti fasi:

  • Smontaggio della pergamena dal pannello di legno
  • Pulitura superficiale a secco del recto e del verso
  • Stacco di due toppe antiche di pergamena ritrovate sul verso a rinforzo di alcuni strappi con una miscela di Cocco-collagene (tensioattivo ionico) in un addensante (Metilcellulosa al 4%)
  • Integrazione di strappi e lacune con carta giapponese.
  • Grazie all’uso della camera di umidità la grande pergamena è stata ammorbidita e messa in leggera tensione temporanea su un pannello ligneo mediante l’ausilio di falsi margini di carta giapponese applicati lungo il perimetro.
  • Montaggio con un sistema costante di blando tensionamento perimetrale su di un pannello di Forex (pannello indeformabile di cartone alveolare), foderato di carta giapponese, a sua volta incollato ad un telaio ligneo
  • Inserimento della Mappa in una teca di plexiglas climatizzata al 55% di umidità in U.R.

Direzione del restauro

Cecilia Frosinini

Restauratori

Letizia Montalbano, Filippo Capellaro


Bibliografia specifica sull'intervento di restauro

  • L. Montalbano, Carta Nautica detta Mappamondo di Pesaro, in “OPD restauro”, n. 17, 2005, pp. 214-218.

Bibliografia essenziale sull'opera:

  • S.M. Dilke, A. Brancati, The New World in the Pesaro, in “Imago Mundi”, s. II, vol. IV (1979), 31, pp. 78-83.
  • A. Brancati, La biblioteca e i Musei Oliveriani, Pesaro, 1976, pp. 41-42, 160-161.

Nota

In seguito al restauro l’opera è stata esposta alla mostra Collectio Thesauri. Dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustri a cura di M. Mei (Ancona, Mole Vanvitelliana, gennaio-aprile 2005).