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Bergamo, Biblioteca Civica - Giovannino de Grassi, Taccuino di Bergamo

Restauro: 1996-1998
Giovannino de’ Grassi e bottega
Taccuino di disegni (Taccuino di Bergamo), ultimo quarto del XIV secolo 
repertorio di 50 disegni eseguiti con tecniche diverse (inchiostri e acquerello su pergamena)
Fogli di misure diverse (tra 227x170 e 260x180 mm)
Bergamo, Biblioteca Civica "A. Mai", inv. cassaf. 1.21

Il Taccuino di Bergamo è uno dei più antichi libri di modelli tardogotici conservati. Il primo fascicolo è concordemente attribuito dalla critica a Giovannino de’ Grassi e contiene  immagini di animali disegnati a penna e leggermente acquerellati, ma anche figure come i celebri Cantori (f.5v) e la pagina con Le dame (f.3r e 4v); il secondo, di una personalità diversa ma altrettanto capace, è dedicato quasi interamente alla rappresentazione di diverse specie di uccelli; il terzo fascicolo, di formato più piccolo, si inserisce nel primo interrompendo a metà due pagine sulle quali è raffigurata Una coppia di cervi su rocce, anch’esso contiene animali oltre che soggetti araldici e decorazioni per affreschi, riconducibili alla bottega di Giovannino; l’ultimo, il fascicolo più vario per i soggetti raffigurati,  si chiude con il celebre Alfabeto figurato, parte policromo e parte monocromo (f. 26r e 27r).

Tecnica di esecuzione 

Il taccuino è uno degli esempi meglio conservati di taccuini su pergamena. E' composto da 31 carte, distinte in 4 fascicoli su cui sono presenti 67 soggetti e 24 lettere dell'alfabeto. La sequenza dei fascicoli non è quella originale, ma risale probabilmente al XVI secolo.
I 4 fascicoli sono cuciti fra loro e rilegati con una coperta di cartone ricoperta a sua volta da una sovraccoperta di pergamena floscia, durante l’intervento eseguito nel 1961 presso la Biblioteca Nazionale di Torino. Molti studi sono condotti a pennello e penna con il solo ausilio degli inchiostri e di lievi lumeggiature a biacca; la maggior parte dei disegni è però parzialmente o totalmente colorata anche con stesure pittoriche di rilevante consistenza.
La tecnica più usata è quella del tratteggio, con due o più tipi di inchiostro, a volte mescolati con acquerellature; molto frequente è anche l’utilizzo della biacca e di un nero di natura organica miscelati insieme per rendere la tonalità grigia. 

Stato di conservazione

Nonostante l’uso e i diversi passaggi di proprietà, lo stato di conservazione del taccuino risultava complessivamente buono. Alcuni fogli presentavano danni evidenti, come sporco e depositi superficiali, macchie di natura grassa, pieghe, piccoli strappi e lacune. Vi sono ripassi a penna nera su più di un contorno (fogli 4v,5r,6r,7v,8v,15r,17r,21v). Alcuni disegni appaiono fortemente sbiaditi sia a causa della consunzione superficiale (sono posti in zone marginali del foglio e dunque soggetti a contatto diretto) sia a causa del tipo di inchiostro usato, bruno-giallo, molto leggero di tono e filiforme come tratto. Un danno generalizzato era rappresentato dalla decoesione dal supporto dei pigmenti verdi. Più gravi apparivano le condizioni delle pagine con l’Alfabeto monocromo restaurato nel 1961 (Biblioteca Nazionale di Torino). La pagina appariva controfondata con uno spesso foglio di carta e completamente ricoperto da un sottile velo di seta, che comprometteva la leggibilità delle bellissime lettere figurate.

Indagini diagnostiche

Il restauro è stata anche l’occasione per studiare in modo approfondito il manufatto da un punto di vista storico artistico e materico e migliorare la conoscenza dei materiali impiegati e delle cause di degrado. Sono state condotte le seguenti indagini:

  • Riflettografia IR sull'intera raccolta di disegni, IR in falso colore, Spettrofotometria FT-IR (Alfredo Aldovrandi)
  • Tecnica PIXE (Particle Induced X-ray Emission), INFN Firenze (Franco Lucarelli, Pier Andrea Mandò)
  • Spettrofotometria FT-IR (Laboratorio scientifico OPD, Matteo Matterini
  • Spettroscopia di riflettanza (Tecniche FORS) (Mauro Bacci, Marcello Picollo, Bruno Radicati)
  • Spettroscopia micro-Raman (UNIFi, Laura Bussotti, Emilio Castellucci)

L'intervento di restauro

Il lavoro di restauro è stato effettuato grazie alla collaborazione fra istituzioni diverse: l’Opificio, per gli interventi sulla pergamena, sui materiali grafici e pittorici e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per lo smontaggio e la legatura.
Nella fase diagnostica, finalizzata ad una migliore conoscenza dei materiali e delle cause di degrado, il Laboratorio Scientifico dell’Istituto ha potuto fruire dell’apporto dell’Università di Firenze (Dipartimenti di Chimica e Fisica) e dell’Iroe (Istituto Ricerche sulle Onde Elettromagnetiche) del CNR di Firenze e del LENS (Laboratorio Europeo di Spettroscopie non Lineari).
Con l’attuale intervento si è ritenuto importante, ottenere da un’opera di tale livello, grazie ad indagini non invasive, il maggior numero di informazioni sulle tecniche e sui materiali usati, nonchè studiare i fenomeni di degrado più accentuati, ai fini della scelta dei trattamenti da eseguire.
Da un punto di vista operativo, si è puntato ad un recupero globale delle condizioni strutturali, ovvero della funzionalità, tenendo però adeguato conto anche delle valenze estetiche dell’opera, che sono preponderanti. Si è per questo affrontato tra i primi il problema della legatura, recuperando la coperta in cartone seicentesca, che se non è originale è comunque antica ed ancora valida, ed eliminando le veline interposte tra i fogli nella legatura. Gli interventi effettuati sono sintetizzabili in tre fasi, elencate in ordine logico, non sequenziale:

  • Smontaggio della coperta in pergamena
  • Scucitura dei fascicoli
  • Eliminazione delle carte veline fra i disegni
  • Consolidamento dei pigmenti verdi
  • Sostituzione delle vecchie integrazioni in carta e pergamena con integrazioni in carta giapponese
  • Integrazione degli strappi con carta giapponese
  • Riordino dei fascicoli
  • Restauro della coperta antica
  • Cucitura

Più complesso è stato il restauro dell’Alfabeto monocromo. E’ stato necessario infatti rimuovere a secco sotto microscopio il supporto cartaceo e il velo di seta che ricopriva il disegno a inchiostro, per poi completare la pulitura con leggeri passaggi a tampone, con una soluzione idroalcolica al 50%. La pagina originale è stata ricostruita applicando sul verso un velo di carta giapponese molto fine. Con la stessa carta sono state integrate le lacune, su cui si è intervenuti con il ritocco pittorico ad acquerello che ripropone il colore della pergamena di fondo.
In accordo con la Direzione della Biblioteca Civica di Bergamo si è deciso di non modificare l’attuale sequenza dei 4 fascicoli, che ormai sono conosciuti in questa configurazione. Il Taccuino è stato infine inserito in un contenitore costruito ad hoc, in cartone ricoperto in pelle e foderato con carta durevole per la conservazione.

Direzione del restauro

Maria Grazia Vaccari

Restauratori

Letizia Montalbano; Chiara Rossi (consulenza per la pellicola pittorica); Gian Paolo Mei (restauro della legatura) sotto la direzione di Mirella Silli (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).


Bibliografia specifica sull'intervento di restauro

  • A. Aldovrandi, M. Bacci, L. Bussotti, E. Castellucci, F. Lucarelli, P.A. Mandò, M. Mattini, G.P. Mei, L. Montalbano, M. Picollo, B. Radicati, C. Rossi, M. Silli, M.G. Vaccari, Il "Taccuino" di Giovannino de' Grassi della Biblioteca Civica di bergamo: tecnica di esecuzione e restauro, in "OPD restauro", n. 9 (1997), 1998, pp. 15-37. Ripubblicato in "Le antologie di 'OPD restauro", n. 1, I. Materiali cartacei, Firenze 2006, pp. 19-46.
  • L. Montalbano, M.Piccolo, M.G Vaccari, Painting on parchment besides miniatures: scientific analyses and a study of the techniques of Giovannino de’ Grassi’s Model book, in Painting techniques history, materials and studio practice, contribution to the IIC Dublino Congress 1998.
  • M. Matteini, L. Montalbano, C. Rossi Scarzanella, M. G.Vaccari, Giovannino de’ Grassi model book from the Civic Library of Bergamo. Scientific analyses, studies of the techniques and restauration, in La conservation: une science en èvolution, bilans et perspectives, Actes des troisièmes journees internationales d’etudes de l’Arsag, Paris 1997.
  • M. Matteini, L. Montalbano, M. Rizzi, C. Rossi, G. Schonhaut, Experimental testing of different kinds of fixatives used for the consolidation of painted parchment, in International conference on conservation and restoration of Archive and library materials, atti del convegno, a cura dell’Istituto per la Patologia del Libro, Erice 1996, vol. II, pp. 535-543. 

Bibliografia di riferimento sull'artista e sull'opera

  • M.G. Recanati, Il "Taccuino" di Giovannino de' Grassi: un bestiario fantastico, Milano 2005.
  • V. Segre Rutz, Lo studio del vero del mondo animale nella bottega trecentesca di Giovannino de' Grassi, in “Micrologus”, 8, 2000, pp. 477-488.
  • M. Rossi, Giovannino de’ Grassi. La corte e la cattedrale, Milano 1995.
  • M.L. Gatti Perer, M. Rossi, in codici e Incunabili miniati della biblioteca di Bergamo, catalogo della mostra, Bergamo 1989, pp. 77-90.
  • A. Cadei, Giovannino de’ Grassi nel taccuino di Bergamo, in “Critica d’Arte”, n. 109, 1970, pp. 17-36.
  • E. Arslan, Riflessioni sulla pittura gotica internazionale in Lombardia nel tardo Trecento, in “Arte Lombarda”, IX, 1963, pp. 60-63.
  • R. van Marle, The development of Italian School of painting, in Late Gothic Painting in North Italy, The Hague 1926, VII.
  • P. Toesca, La pittura e la miniatura in Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del Quattrocento, Milano 1912, pp. 298-306, 419-427. 
  • P. Toesca, Michelino da Besozzo e Giovannino de’ Grassi. Ricerche sull’antica pittura lombarda, in “L’Arte”, VIII, 1905, pp. 331-339.