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Settore restauro bronzi e armi antiche

Creato nel 1975, al momento dell’ampliamento delle originarie competenze operative dell’antico Opificio, il settore è da allora ospitato nella sede storica di via degli Alfani, assieme agli altri laboratori dedicati alla conservazione delle “arti plastiche”.

Il settore affronta problematiche e interventi relativi a varie tipologie di manufatti metallici, pur riservando il suo impegno più estensivo alla scultura monumentale in bronzo, del Rinascimento e epoche successive. Altro ambito privilegiato di attività è quello del restauro delle armature e armi antiche, varie nella tipologia quanto nei materiali costitutivi, e che richiedono pertanto all’operatore un arco di competenze piuttosto vasto, per poterne affrontare le diverse casistiche di alterazione, sia fisiche che strutturali.

Essenziale per le esigenze del laboratorio è il mantenimento di una componente di coltivata manualità, ereditata dalla grande tradizione delle botteghe artigiane fiorentine, che consente di realizzare o adattare appositamente, nell’officina annessa, strumenti e attrezzi di volta in volta richiesti dalle singole e specifiche necessità degli interventi.

Altrettanto curato è il costante aggiornamento sulle moderne tecnologie per il restauro dei metalli, in stretto collegamento con il laboratorio scientifico, il cui apporto è specialmente determinante nell’ambito dei metalli. Questi infatti richiedono spesso una diagnostica sofisticata, per determinarne le caratteristiche costitutive e di alterazione, sulla cui base orientare l’intervento; l’apporto scientifico è determinante anche per la messa a punto o la verifica dei trattamenti di restauro, specialmente problematici quando si tratti di opere, come è frequente per i bronzi, destinate alla permanenza all’aperto.

A questo proposito i criteri di metodo seguiti dall’Opificio, analoghi anche per quanto riguarda le sculture lapidee all’aperto, sono quelli di un puntuale riscontro della situazione conservativa, delle caratteristiche espositive, e del valore artistico delle singole opere, senza aprioristiche scelte che privilegino a ogni costo il “dove è e come è”, né il ritiro in interno sempre e comunque. E’ in questa ottica che dopo il restauro realizzato dall’Opificio, la vulnerabile e splendida Giuditta di Donatello è stata ricoverata in Palazzo Vecchio, mentre nel caso della ben conservata Incredulità di San Tommaso del Verrocchio l’esposizione nel salone interno di Orsanmichele ha seguito il criterio di ricongiungere in un unitario ciclo museale tutti gli originali già nelle edicole esterne, dove i ben più danneggiati marmi non potevano rimanere. Diversa la scelta per il Perseo: il discreto stato di conservazione, e la possibilità di poter contare in questo caso su un monitoraggio periodico del comportamento dell’opera e relativa manutenzione, hanno consigliato di restituire il bronzo del Cellini alla sua dominante posizione in Piazza della Signoria.

Il restauro del Perseo non è stato opera dell’Opificio, che ha tuttavia partecipato all’operazione con una serie di accertamenti diagnostici, condotti in cooperazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. Altra cooperazione, che dura continuativamente già da alcuni anni, è quella con l’Istituto di Mineralogia della Facoltà di Scienza della Terra di Firenze, per indagini relative alle tecniche esecutive e processi alterativi dei bronzi all’aperto: al momento, è stato restaurato il San Matteo di Lorenzo Ghiberti, in una delle edicole esterne di Orsanmichele ed è in atto il restauro delle parti bronzee: una Rana ed un Delfino dalla Fontana dell'Isola del Giardino di Boboli in Firenze.

Sono inoltre allo studio le  Porte in bronzo dorato, quella sud di Andrea Pisano e quella nord di Lorenzo Ghiberti, tuttora in opera nel Battistero di Firenze.


Direttore
Maria Donata Mazzoni

Restauratori
Stefania Agnoletti, Annalena Brini, Andrea Montanari