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Sarzana, Croce dipinta

Il restauro della Croce di Sarzana

La Croce viene oggi conservata nella Cattedrale di Sarzana (La Spezia), ma non se ne conosce l'originaria collocazione. Un'iscrizione soprastante la figura del Cristo riporta la data di esecuzione, 1138, e il nome del pittore, un maestro Guglielmo non altrimenti noto, ma appartenente alla scuola lucchese. Si tratta di uno dei pochissimi esemplari di dipinto su tavola del secolo XII sopravvissuti e pertanto costituisce un vero e proprio archetipo stilistico e tecnico per la pittura toscana.

Il dipinto è realizzato su di un supporto in legno di castagno, secondo un uso circoscritto geograficamente, che verrà poi abbandonato a favore del pioppo, e presenta nella parte pittorica alcune caratteristiche tecniche simili alla miniatura coeva, secondo indicazioni che si ritrovano in alcuni trattati d'arte altomedievali (Teofilo, Mappae Clavicula, ecc.).

A breve distanza dalla sua esecuzione subì un intervento di quasi totale ridipintura della figura del Cristo; la stesura originale è però rimasta ed è stata individuata grazie alle indagini radiografiche e riflettografiche. Rimangono non del tutto spiegabili le ragioni di tale esteso rifacimento: aggiornamento di gusto o "restauro"? In epoca moderna (1947 -48) è documentato un intervento di restauro da parte di Giannino Marchig.

La Croce costituiva un complesso problema per il restauro, sia da un punto di vista tecnico che critico. I principali problemi conservativi erano connessi alla pulitura della delicata superficie pittorica e dal risanamento del supporto ligneo, gravemente compromesso. Il restauro attuale ha privilegiato il significato di straordinario documento storico dell'opera, conservando anche l'antico rifacimento e limitando al minimo l'intervento di integrazione pittorica. L'approfondimento delle ricerche finalizzate all'intervento ha inoltre portato all'impiego di metodi innovativi per la pulitura (applicazione di sistemi acquosi) senza l'impiego di solventi aggressivi, e al coinvolgimento di numerosi Istituti scientifici.


 


I risultati preliminari delle indagini e degli studi sono stati presentati in una giornata di studio promossa dalla Cassa di Risparmio di La Spezia a Villa Marigola nel 1994, e sono già stati in parte pubblicati in:

M. BACCI, R. BELLUCCI, M. PICOLLO, B. RADICATI, Spectroscopic imaging and non-destructive reflectance investigations using fiber optics, in Atti della 4th International Conference Non-Destructive Testing of Works of Art, Berlino, ottobre 1994;

R. BELLUCCI, D. BERTANI, M. CETICA, P. RIITANO, RGB rendition of multispectral electronic images for pigment discrimination, in Atti della 4th International Conference Non-Destructive Testing of Works of Art, Berlino, ottobre 1994;

R. BELLUCCI, P. CREMONESI, L'uso degli enzimi nella conservazione e nel restauro dei dipinti, in "Kermes", VII, 21, settembre-dicembre 1994, pp. 45-64.

L'intero intervento di restauro e le problematiche connesse sono state pubblicate in:

Pinxit Guillielmus, Il restauro della Croce di Sarzana, a cura di M. CIATTI, C. FROSININI, R. BELLUCCI, ed. Edifir, Firenze 2001.

 


Direzione del Restauro
Marco Ciatti, con la collaborazione di Cecilia Frosinini

Restauro
Roberto Bellucci (per la parte pittorica)
Ciro Castelli (per il supporto ligneo)

Indagini scientifiche
Laboratorio Scientifico dell'OPD, diretto da Mauro Matteini

  • ENEA di Roma
  • INOA di Firenze
  • IROE - CNR di Firenz

Documentazione fotografica
Sergio Cipriani